I Queen sono stati riscoperti dal grande pubblico, soprattutto quello più giovane abituato ad ascoltare rap, trap e hip-hop, e ciò non può fare che piacere per gli amanti del rock classico. I Queen sono stati una band formatasi in Inghilterra agli inizi degli anni ’70, che ha conosciuto il primo grande successo a metà di quel decennio grazie a canzoni seminali come Bohemian Rhapsody e Killer Queen. La loro popolarità si è estesa fino a buona parte degli anni Ottanta del secolo scorso. Con la morte di Freddie Mercury, avvenuta nel 1991, la band ha di fatto cessato di esistere. Un ultimo album celebrativo della figura di Mercury (Made in Heaven) conobbe un successo strepitoso, ripescando dall’archivio alcune vecchie composizioni provinate dal carismatico cantante. Nel 1997 John Deacon, bassista e uno degli autori principali del gruppo, ha abbandonato le scene, mentre Brian May (chitarra) e Roger Taylor (batteria) hanno proseguito l’esperienza dei Queen in formazioni estemporanee con cantanti di riserva (Paul Rodgers ovviamente ha una solida carriera alle spalle). Il film “Bohemian Rhapsody” dedicato alla figura di Mercury ha rinnovato l’interesse del grande pubblico per questa band.

Come tutte le principali band della storia (Beatles, Pink Floyd, Rolling Stones, Radiohead, Led Zeppelin per citarne alcuni) i Queen hanno tratto beneficio dal fatto di non dipendere da un solo autore. Le composizioni più famose portano la firma di tutti i componenti del gruppo, talvolta come frutto di una collaborazione tra i diversi membri. Questo ha portato ad avere più stili e maggior varietà, tanto che i Queen, proprio come i gruppi citati sopra, hanno attraversato più fasi, sapendosi sempre rinnovare, mentre la scena musicale si modificava intorno a loro. Unendo la leggerezza del pop a composizioni più ambiziose.

25. Hammer to Fall

Tratta dall’album “The Works”, probabilmente il migliore degli anni Ottanta nella loro produzione, questa esplosione di rock chitarristico probabilmente è pensata avendo in mente una folla oceanica da comandare a bacchetta durante i concerti.

24. Love of my life

Una ballata romantica che sembra ricordare alcune composizioni di Paul McCartney, complice una musica quasi barocca e l’utilizzo dell’arpa a sottolineare i passaggi vocali di Mercury, ispirato quanto basta per dare un seguito a Bohemian Rhapsody. La chitarra di May risveglia dal torpore indotto dagli strati di voce che avvolgono l’ascoltatore.

23. 39

Un altro brano tratto da A Night of The Opera scritto da Brian May, che coglie bene l’atmosfera rarefatta del tempo, staccandosi un po’ dalla musica operatica di altri pezzi. Regge bene alla prova del tempo e con il suo accento folk ricorda qualche pezzo degli Everly Brothers.

22. Stone cold crazy

Brano che manifesta la capacità di Freddie Mercury di avventurarsi nei territori più profondi dell’hard rock, del metal, tanto che questo brano sarà ripreso da diverso gruppi. È stato scritto addirittura nel 1970 e poi riproposto per l’album Sheer Heart Attack.  Apparve come lato B del singolo The Miracle solo nel 1989, ma è chiaramente uno dei pezzi più elettrizzanti della band.

21. You’re my best friend

È chiaro che At Night at The Opera è un album di successo, importante e lo si deve anche all’approccio della band con le sonorità del tempo. Questa canzone romantica scritta da  Deacon e dedicata alla moglie consente al gruppo di espandere il successo al di là dell’Atlantico.

20. The show must go on

Uscita nel periodo d’oro delle ballate rock, questa elegia postuma di Mercury è così emozionante che cattura l’attenzione a un livello interiore. Il suo procedere nelle tonalità minori, quasi come un requiem, come testimonia l’incipit di archi, maestoso e stordente allo stesso tempo. Mercury è in evidente difficoltà con la voce, ma la sua grande potenza, anche negli ultimi istanti della sua vita, riesce ancora a vibrare. Originariamente doveva essere cantata da Brian May, l’autore principale.

19. Play the game

L’album “The Game” inaugura gli anni 80 dei Queen, dopo l’enorme successo dei tre dischi precedenti. Questa canzone conferma l’anima rock malinconica della band, con venature hard potenti, che la faranno sempre entrare nel novero delle mie preferite.

18. Who wants to live forever

Poliedrici come altri colleghi, i Queen non tralasciavano opportunità artistiche come le colonne sonore. Contrassegnata da una grande performance vocale di Mercury, all’apice della sua carriera artistica, questa potente ballata si avvale di una partitura orchestrale che sembra calzare a pennello con i toni epici. Scritta da Brian May per il film Highlander.

17. Under pressure

Collaborazione artistica con David Bowie, la guida spirituale del primo glam rock, Under Pressure è il frutto di un’intesa fortunata tra Mercury e Bowie e la band, e come spesso capita, del tutto fortuita.

16. I want it all

Singolo di apertura dell’album The Miracle del 1989, questa potente hit hard rock recupera la capacità della band di esprimere una potenza sonora, in grado di rivaleggiare con le band più in voga nel tempo come i Bon Jovi o i Guns ‘n Roses. In particolare la versione contenuta nell’album ha un’introduzione chitarristica che strizza l’occhio a Sweet Emotion degli Aerosmith.

15. Another one bites the dust

Un aneddoto racconta che il produttore dei Pink Floyd, Bob Ezrin, prima di incidere The Wall avesse invitato David Gilmour ad andare in giro per le discoteche, per catturare il suono in voga in quegli anni. Il risultato fu il ritmo dance di Another Brick In The Wall, che consegnà alla band il primo posto nelle classifiche di tutto il mondo. Analogo destino per questa canzone funk rock, disco scritta da John Deacon.

14. Brighton Rock

Brano di apertura heavy metal di Brian May, il suo testamento chitarristico, con effetti sonori particolarmente avanzate per l’epoca. Giusto celebrare un talento così esplosivo.

13. Crazy little thing called love

Mercury aveva delle doti canore immense, ma anche un innato talento per la riproposizione. Sarebbe stato un grande interprete anche nel caso gli fosse mancata l’abilità del compositore. Questo rockabilly alla Elvis dimostra tutta la sua versatilità.

12. Save me

Ballata struggente inserita nell’album The Game, che trae forza da una melodia impellente, come sembra suggerire il testo.

11. Innuendo

Anche questa canzone è nel filone delle grandi ballate rock di fine anni Ottanta, inizio anni Novanta. Può essere considerata una versione in tono minore di Bohemian Rhapsody che riprende della sfumature operistiche. La chitarra flamenco che duella con quella rock è il climax di un brano che si contraddistingue per una produzione scintillante, ben superiore a quella dei lavori di metà anni Ottanta.

10. Now I’m here

Hard rock seminale di grande fattura che secondo la band intendeva ricordare le radici prettamente rock delle origini, parzialmente smentite dalla svolta glam di metà anni Settanta (inevitabile considerando il successo di artisti come David Bowie, Lou Reed, Roxy Music…).

9. I want to break free

Negli anni Ottanta i Queen erano ormai padroni del loro destino artistico e riempivano gli stadi. Quando un gruppo ha molto successo c’è il rischio che confezioni pezzi adatti all’esibizione live. I want to break free riscatta questa impressione, grazie alla combinazione di video, parole e melodia – semplice, ma decisamente ispirata.

8. Radio ga ga

Eccellente inno rock scritto da Roger Taylor, con il suo classico incedere quasi marziale. Come altre composizioni del periodo è perfetta per essere cantata in uno stadio stracolmo di fans adoranti e trae il meglio dal suo famoso videoclip.

7. Somebody to love

Pezzo forte dell’album del 1976, A Day at the Races, questo pezzo rock guidato dal piano si caratterizza per il pastiche canoro, tipico del gospel e del soul. E il testo sembra riprendere questa ricerca spirituale.

6. We will rock you

Pezzo rock perfetto da intonare in uno stadio. Iconico quanto basta per essere riconoscibile come marchio di fabbrica della band. Brian May ne va giustamente orgoglioso.

5. Don’t stop me now

Altra eccellente prestazione vocale di Mercury che arieggia con la sua voce lungo tutto l’arco della canzone. I Queen dimostrano la loro eccellente capacità espressiva e certamente una delle preferite dallo sterminato pubblico della band.

4. Seven seas of Rhye

È piuttosto vero che quando si fa una classifica dei migliori pezzi di una band così longeva, c’è la tentazione di premiare le opere iniziali. Ma nel caso di Seven seas of Rhye la celebrazione è d’obbligo perché di fatto è il primo grande successo della band, non ai livelli di Killer Queen. Ma suona come un avviso al mondo intero, dato che racchiude in sé tutte le caratteristiche che verranno sviluppate negli anni a venire.

3. We are the champions

Ballata rock teleguidata dalla chitarra scintillante di Brian May che per la sua trascinante melodia non può non essere cantata a squarciagola negli stadi, dopo una vittoria importante.

2. Killer Queen

Canzone manifesto dell’anima glam rock che caratterizza la prima parte della storia della band. Fu anche il primo successo di vendita e la canzone che spianò la strada al gruppo.

1. Bohemian Rhapsody

Una grande band o un grande autore si contraddistingue per la capacità di veicolare per le masse un prodotto sofisticato, non banale, diverso da una copia sbiadita o un’imitazione pretenziosa. Prendete il rock operatico moderno o le insulse imitazioni dell’hard rock o della musica progressiva di successo. Sono imitazioni pensate per orecchie che non sanno distinguere Pavarotti da Il Volo. Per cui lì dentro puoi metterci davvero di tutto, ma non è detto che funzioni. Nel caso di questo celeberrimo singolo non è semplice commistione di generi: è influenza artistica, studio, devozione per un genere, originalità e desiderio di sperimentare. Per Bohemian Rhapsody si può fare lo stesso discorso fatto per brani come A Day In the Life dei Beatles: sono canzoni che creano un mondo, complesse, ma che riescono a trasmettere un’idea di musica alta, ma comprensibile. Sofisticata, ma non snob. Per le masse, ma non per tutti.