Quando si vive con un sottofondo di perenne insoddisfazione spesso non si sa da dove provenga. Essere insoddisfatti non è come essere disperati. Quando si è disperati si capisce la causa della disperazione. Si riesce ad individuarla. Ad esempio, una persona potrebbe avere un lavoro, una moglie, dei figli, un circolo di amicizie interessante, ma essere comunque insoddisfatto. Difficilmente un disoccupato con un matrimonio in rovina alle spalle si definirebbe insoddisfatto. Lo farebbe per orgoglio, ma in realtà è disperato e sa cosa serve per togliersi via questa disperazione e stare bene. L’insoddisfatto vive in un ambiente subdolo, che lo confonde. Non riesce a percepire con esattezza quali sono i cardini del suo umore. Perché diavolo si sente sempre così? La causa non è facile da trovare, ma forse può venire in aiuto un piccolo questionario.

Quasi sempre – duole dirlo – l’insoddisfazione viene dalla sensazione di non essere sufficientemente appagati, sia sul lato morale, sia su quello materiale. Non vogliamo apparire cinici, ma il lavoro è parte integrante della nostra vita. Se non ci sentiamo in sintonia con l’ambiente lavorativo, se pensiamo di non essere completati adeguatamente dal lavoro, troviamo sfogo in altre valvole, come l’alcol, i tradimenti, il gioco, dei bizzarri passatempi.

Se la carriera lavorativa è il principale problema perché i soldi consentono di muoversi con molta libertà e di avere un umore decisamente migliore, provate a porvi queste semplici domande.

Sono orgoglioso della mia professione? Prova a capire come ti rapporti rispetto alla tua professione. Ci sono persone che conosciamo che ora si vergognano di dire che fanno gli avvocati. Vent’anni fa sarebbe sembrato pazzesco. Ma un giovane avvocato di provincia quasi sempre passa per uno sfigato senza soldi.

Pensa a te stesso come in una competizione. A che posto sei? Nel tuo ufficio vieni considerato abbastanza? Se sei un venditore quanti ce ne sono più bravi e più efficaci di te? E da professionista? Pensi di essere il migliore della zona oppure di stare molto dietro. Fai il punto, se vuoi essere soddisfatto devi conoscere il punto in cui si arriva alla soddisfazione. Come uno scalatore che sa dov’è la cima perché è lì che deve finire.

Chiediti se ti piaci. Davvero, in modo onesto, guardati allo specchio e domandati se ti piaci. Se la tua linea e il tuo aspetto ti soddisfano, se ti senti in armonia col tuo corpo, se non pensi che potresti fare qualcosa di più per stare in forma.

Quando pensi a te stesso ti vedi come una persona che guadagna molti soldi? Ti senti capace di farlo? Domandati questo. Se non ti poni questa domanda vuol dire che sei avvolto da una pellicola di abitudinarietà che ti si appiccica e non ti fa muovere. Va tutto bene così?

Farsi queste domande ha una sua importanza: aiutano a stabilire dove sei all’interno di una mappa, tracciano le coordinate, ti dicono se stai andando indietro o se puoi andare avanti. Ti indicano esattamente cosa vuoi e come vorresti essere. E in fondo a trovare la ragione della tua insoddisfazione.