La scienza si è spesso interrogata sull’origine dei sogni, trovando risposte non del tutto esaustive. A questo fenomeno, non associato solo agli umani, ma presente anche in altre specie, si è dedicata anche una “scienza” giovane come la psicanalisi. Seminali, da questo punto di vista, i lavori di Sigmund Freud dedicati all’interpretazione dei sogni. Il lavoro di Freud si inseriva in una lunga corrente di interpretazione che andava dal significato prettamente antropologico, anche se non organizzato in un pensiero coerente, a quello filosofico e religioso. Il fatto che i sogni siano entrati di forza nelle rappresentazioni artistiche, in opere di scultori, pittori, poeti e narratori dimostra la loro importanza. Un’importanza che, sostengono gli scienziati che si occupano di questa materia, deve trovare un fondamento scientifico. Delle risposte alle domande: perché sogniamo? Che utilità hanno i sogni?

I sogni nelle culture del passato

Se per Sigmund Freud i sogni non erano altro che la rappresentazione onirica di una fantasia non realizzata, nei popoli antichi essi avevano significati legati alla sfera religiosa. Ricordate il famoso verso di William Shakespeare: “siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”. Un’analoga visione era presente nelle antiche civiltà. Nel mondo mesopotamico era già presente un’analisi dei sogni visti come premonizione e interpretazione della fortuna e del futuro di un individuo. Esistevano dei sacerdoti che avevano lo scopo di interpretarli. Nell’antico Egitto i sogni erano ritenuti una sorta di messaggio divino ed erano tenuti in considerazione dalle classi elevate e dal faraone. Per Aristotele, filosofo e pensatore della Grecia post-classica, i sogni erano uno stato di pura saggezza determinata dalla liberazione provata nel sonno. Per Ippocrate, considerato il padre della medicina, i sogni erano un indicatore della salute di un individuo.

Nell’antica Roma i sogni erano spesso legati a premonizioni, famosi quelli della moglie di Cesare la notte prima del suo assassinio. Questa visione mitologia era presente anche nelle culture asiatiche.

Cosa dice la scienza sui sogni

La scienza è d’accordo su un punto: i sogni sono un percorso evolutivo che precede l’uomo, dal momento che esso è presente in altri animali comparsi prima dello stesso. Il ciclo del sonno è abbastanza conosciuto attraverso gli studi tramite elettrodi e tomografie computerizzate. Il sogno compare nella fase REM del sonno, detta così per il rapido movimento oculare che la contraddistingue. Durante questo periodo il cervello prende il controllo del corpo, impedendogli di reagire fisicamente al sogno. Si tratta del fenomeno della paralisi del sonno. Il che è normale: il fenomeno ha natura patologica quando avviene con una mente lucida (stiamo sognando e viviamo il sogno dall’esterno, con la consapevolezza che si tratta di un sogno, essendo impossibilitati a muoverci). La fase REM in un ciclo di sonno di 8 ore occupa poco più della metà: ed è quella più intensa. Chi ha problemi di deambulazione nel sonno (sonnambulismo) soffre di disturbi nella fase REM.

In questa fase il cervello sopprime il rilascio di neurotrasmettitori importanti per la regolazione dell’umore e del comportamento, come la serotonina e l’istamina, fondamentale, quest’ultima, nel governare i riflessi motori sulla muscolatura.

Ecco quindi alcune spiegazioni scientifiche sui sogni.

I sogni sono un riavvio (reboot) della memoria

Secondo questa teoria, il nostro cervello sarebbe più attivo durante la fase di sonno rispetto a quella di veglia. Per cui il sogno sarebbe una sorta di riavvio del sistema. Alcune teorie collegano i sogni al funzionamento della memoria di lungo termine. Altre sostengono che essi aiutano a preservare la memoria di tipo semantico. Un’altra teoria sostiene che i sogni sono essenziali alla parte limbica della moria, quella responsabile delle emozioni, del sensazioni e dei ricordi sensoriali. Sarebbe attivata mentre la corteccia prefrontale dorsolaterale sarebbe disattivata (responsabile dei comportamenti complessi, delle azioni volontarie, dei movimenti, nonché dell’utilizzo di elementi strategici).

Sarebbe per questo motivo per cui i sogni, nonostante la loro vividezza e l’apparente coinvolgimento emotivo in gioco, sono spesso bizzarri, sconnessi, incredibili. Questo farebbe pensare ai sogni come a uno stabilizzatore emotivo. Un’altra spiegazione potrebbe essere quella che i sogni aiutano a riorganizzare i processi mnemonici, fondamentali per la sopravvivenza della specie (come ricordare un percorso di fuga, un segnale, un viso). Gli incubi sarebbero semplicemente la conferma che i sogni hanno a che fare con situazioni di pericolo legate alla nostra sopravvivenza. Un modo di affrontare le paure e prepararci ad esse.

La teoria psicosomatica

È di derivazione junghiana, ma come nel caso delle interpretazioni dei sogni fornite da Freud, la scienza ufficiale tende a respingerle. Per Jung il sogno è quindi un mezzo attraverso il quale l’inconscio passa delle informazioni, essendo un canale di comunicazione tra la nostra sfera mentale, psicologica e il corpo, la sfera fisiologica.

Sogni e salute mentale

Ragionando di sogni non si può non parlare di incubi. Sono tante le persone che lamentano di dormire male a causa dei brutti sogni, di essersi risvegliati di soprassalto. Però per la scienza è molto più importante l’assenza di sogni (o del ricordo degli stessi). La frequenza rileva perché i sogni, su questo gli scienziati sembrano trovare un terreno comune, ci aiutano a risolvere problemi, processare le emozioni, incorporare i ricordi e renderli utilizzabili alla bisogna.

Come avvengono i sogni e cosa significano

Non è facile da spiegare, sicuramente non dovremmo prendere i sogni come una sorta di anticipazione del futuro. Quanto come un indizio sul nostro subconscio, qualcosa che riguarda la percezione, la conoscenza sensoriale, i processi intuitivi e decisionali.