Nell’era della vanità più totale il selfie forse rappresenta l’apice del trionfo di questo peccato capitale. Ricordate la scena finale del film L’Avvocato del Diavolo? Si, proprio quello dove Al Pacino interpreta il caro vecchio Satana, dietro le sembianze di un astuto ed esperto avvocato. “Vanità, decisamente il mio peccato preferito”. Molti si chiedono perché diamine tanti selfie? Chi non si è mai sparato un selfie! Alla vanità deve averci pensato anche Mark Zuckerberg quando ha creato Facebook. Il nome stesso rivela l’essenza del selfie: face, come faccia viso. L’aspetto più interessante della vanità è sicuramente dalle applicazioni fotografiche che permettono di pubblicare online qualsiasi cosa, impostando dei filtri che modificano le foto e le ritoccano. In molti casi le migliorano. Prendiamo Instagram, altro sito e applicazione che vive fondamentalmente di vanità: senza filtri sarebbe un sito inutile, doppione di tanti altri. Ma giocando sui filtri si gioca sulla vanità o meglio sulla necessità o sul bisogno di conferme che sono tipiche dell’animo umano. Le donne – questo va detto senza fare alcuna polemica – spesso cercano conferme sul loro aspetto fisico e Instagram finisce per essere spesso una grande vetrina di nudi softcore. Non ci sarebbe nulla di male, se la domanda di nudo non fosse già saturata a dovere.

Non sarebbe nemmeno umano, se in qualche modo, non cercassimo delle conferme. Potrebbe essere sul piano della coerenza, dell’impegno a lavoro, della capacità di condurre gli affari, di sapere crescere i figli e mantenere una famiglia. Spesso mettiamo impegno in qualcosa al solo scopo di venire riconosciuti e premiati. È probabilmente un sintomo di insicurezza, temiamo di non venire apprezzati. La coerenza è fondamentale, sembra proprio che gli esseri umani pur di mostrarsi coerenti con sé stessi, con gli impegni assunti, le promesse fatte, siano disposti a tutto, a esporsi, anche ad accettare dei contrappassi. I politici, per esempio, tengono in gran conto la coerenza, ma sanno per esperienza che il normale cittadino è troppo occupato con le proprie faccende per tenere conto dell’incoerenza altrui, al massimo si preoccupa della propria. Per questo motivo l’affermazione e la conferma sono intimamente legate: se vogliamo avere una conferma delle nostre azioni la cerchiamo spesso andare avanti. Di fronte a un giudizio negativo ci fermiamo e non è un caso che i social network basati sulla vanità hanno solo dei tasti di approvazione, come i cuori, i like, i follow. Se non fosse così Facebook sarebbe morto perché in tanti potrebbero disapprovare. Di per sé non è una cosa brutta, ma abbiamo davvero bisogno di tutto ciò?