alexander-gbellFino al 1884 uno dei sistemi più usati per le comunicazioni a distanza fu il cosiddetto telegrafo ottico, basato su segnali emessi da una sorgente luminosa. Tra il 1830 e il 1840 vennero però compiuti esperimenti mediante opportuni cavi per le trasmissioni di messaggi scritti sulle grandi distanze a mezzo di un apparecchio, il telegrafo elettrico, realizzato quasi contemporaneamente in Inghilterra e negli Stati Uniti, dove entrò in funzione per la prima volta tra Baltimora e New Work nel 1844, su un progetto messo a punto da Samuel Morse. Da allora il metodo di trasmissione a mezzo del telegrafo andò estendendo un po’ ovunque, favorito anche dall’adozione di un codice basato sull’uso della linea e del punto e inventato dallo stesso Morse (il codice che porta il suo nome). I modelli di telegrafo Morse potevano essere solo riceventi, ma anche riceventi e trasmittenti e si svilupparono parecchio a partire dal 1840. Non minore importanza ebbe il telegrafo sottomarino, che consentirà di comunicare tra paesi separati dal mare e che benne la sua prima applicazione nel 1851 in seguito alla messa in opera di un cavo piuttosto grosso e pesante fra l’Inghilterra e la Francia attraverso la Manica, seguito da un altro fra Inghilterra e Stati Uniti, che tuttavia funzionò solo per poche settimane. Un secondo cavo atlantico si spezzò ancora in fase di sistemazione nel 1869 nei pressi di Terranova (Canada). Soltanto nell’anno successivo si riuscì ad impiantare con successo un terzo cavo.

In Italia nel 1863 il governo ordinò alla casa inglese Henley un cavo sottomarino per mettere in corrispondenza diretta Otranto con Valona, in Albania, in previsione di un successivo collegamento con Istanbul (allora chiamata Costantinopoli). Un anno dopo, a settembre, il cavo, con una lunghezza pari a 93 chilometri, iniziò a funzionare con successo. Da allora vennero messi in funzione in Italia numerosi altri cavi sottomarini. Dopo le vicende legate alla scoperta del telefono e alle contestazioni insorte in proposito tra il 1876 e il 1886 tra lo scozzese Alexander Graham Bell e il nostro Antonio Meucci, si venne costituendo una fitta schiera di scienziati impegnati in studi ed esperimenti per poter comunicare a distanza senza dover far uso di un filo conduttore (la tecnologia radio o wireless, cioè senza cavi). Tra di essi c’era il bolognese Guglielmo Marconi, che più che essere un fisico, era un brillante autodidatta, dotato di un non comune spirito imprenditoriale. Ad esso va dato il metodo di aver realizzato nel 1901 la prima trasmissione di telegrafia senza fili attraverso l’oceano, dando vita alle trasmissioni radio che sfruttano la ionosfera per diffondersi lungo tutta la curvatura terrestre. Le comunicazioni radio divennero immediatamente dominanti e decisive, tanto nello sviluppo della comunicazione, quanto di appoggio ad altre tecnologie e industrie, non ultima quella della navigazione.