Gli scienziati hanno fatto il loro ingresso nelle gallerie d’arte all’inizio del secolo scorso. Già da molto tempo i restauratori dedicavano l’abilità della loro mano e del loro occhio alla conservazione di capolavori deperiti o vittime della corrosione. Anche oggi persone di talento continuano a riparare i danni del tempo, ma le recenti tecnologie forniscono loro una nuova comprensione della natura del compito cui si dedicano e, contemporaneamente, migliori strumenti con cui lavorare. La conservazione delle opere d’arte e specialmente la ripulitura e il restauro dei quadri, ha sollevato violente discussioni fra storici dell’arte e critici, alcuni dei quali si attenevano all’adagio attribuito a sir George Beaumont, un collezionista del XIX secolo, il quale diceva: un buon quadro, come un buon violino, dovrebbe essere bruno. Quando durante la seconda guerra mondiale venne messa in salvo la collezione della National Gallery, orgoglio di Londra e della Gran Bretagna cominciò silenziosamente il lavoro consistente nell’asportare strati di vecchia vernice. Allorché nel 1947 alcuni dipinti ripuliti vennero esposti, parte dei visitatori rimase affascinata dalla trasformazione, ma altri si irritarono nel vedere che era stata eliminata la patina prodotta dai secoli. Le discussioni furono così accese che, quando la Galleria decise la ripulitura del Bacco e Arianna (celebre opera del nostro pittore veneto Tiziano), gli amministratori incaricarono una commissione internazionale affinché desse il proprio parere sui limiti del restauro e sui metodi da usarsi.

Le attrezzature impiegate per l’analisi dei dipinti vanno dalla semplice lente tenuta con la mano agli apparecchi a diffrazione a raggi X, alla cromatografia a gasa, alla radiografia con i raggi X e alle tecniche che utilizzano i raggi infrarossi e ultravioletti. L’esame di una tela alla luce radente rivela le sfaldature della pittura, le crepe, le bolle, i distacchi, insieme con qualcosa dello stile con cui l’artista adoperava il pennello. Sotto la luce ultravioletta il restauratore può individuare le zone dove la vernice protettiva di un dipinto a olio si è deteriorata e dove sono state applicate nuove mani di colore: le zone coperte da vernice protettiva assumono una colorazione fluorescente verde-giallo, mentre i ritocchi recenti diventano color bruno-porpora. L’esposizione alla luce ultravioletta dev’essere la più breve possibile. Nel video si spiegano alcune tecniche di restauro dei dipinti.