Non ci vuole certo Claudio Lotito a chiarirci che tuttora in italiano usiamo espressioni latine nell’utilizzo comune, per significare qualcosa in maniera più pregnante, ma siamo sicuri di sapere cosa significano e da dove provengono queste frasi?

Spesso mi capita di sentire locuzioni latine usate al posto dell’italiano, ma che nell’ambito del discorso non c’entrano nulla. Vediamo di analizzarne qualcuna e vediamo se anche voi le usate.

Ad honorem: si dice della laurea concessa per onore, cioè per un motivo nobile a titolo onorifico e quindi in sostituzione di un titolo conseguito normalmente. È un riconoscimento al merito, anche se in Italia c’è la fabbrica delle lauree ad honorem.

Ad personam: si dice delle attribuzioni date direttamente a una persona e per essa solamente. SI dice delle leggi ad personam, ricordate al tempo di Berlusconi, quando il parlamento legifera per regolare un caso personale contravvenendo al principio della generalità delle leggi.

Alter ego: si dice sempre “è il suo alter ego” indicando un’identità di vedute e di posizioni di un’altra persona che tende a comportarsi come un’altra, in accezione negativa o positiva.

Aurea mediocritas, spesso utilizzato nel giornalismo, indica in realtà una posizione filosofica che si può riassumere nella virtù della via di mezzo. Stranamente viene usato in termini dispregiativi, dall’italiano “mediocre”, che dovrebbe significare “nel mezzo” e invece viene sempre usato come termini spregiativo.

Captatio benevolentiae: un modo per accattivarsi la benevolenza e la simpatia di qualcuno, tipico della politica, alludendo a chi tenta di conquistarsi l’attenzione e i favori di una persona.

Carpe diem viene da Orazio, di derivazione epicurea, letteralmente significa “cogli l’attimo”, un invito cioè a godere ciò che la vita offre nel presente.

Cui prodest? A chi giova? Si dice spesso nelle frasi, quando si vuole capire chi è il vero beneficiario di un’azione o di una decisione.

Cupio dissolvi, nel linguaggio storico e giornalistico si dice a proposito di chi altro non desidera che la propria distruzione, spesso a scapito della salute altrui.

De cuius, nel linguaggio giuridico è il defunto, che lascia in eredità qualcosa.

De profundis, si dice spesso in tono ironico, con intento quasi funereo, quando una persona tocca talmente il basso, da dover recitare il de profundis, un salmo funebre.

Dulcis in fundo: spesso usato in tono ironico, al contrario del suo significato reale che vuol dire che il risultato di vittoria spesso viene ottenuto dopo un arduo percorso.

Quaestio de lana caprina, si usa spesso nella forma italiana, si dice quando si discute di argomenti irrilevanti che non necessariamente debbano essere approfonditi.

E voi quale usate tra questi?