Nella tecnica della pittura a olio, il colore viene ottenuto mescolando del pigmento naturale con l’olio, che ottiene la duplice funzione di mescolare in modo coerente i diversi colori e legarli al supporto dove si dipinge (in genere la tela).

the-framework-1138272_640Gli olii più usati per questo tipo di pittura sono quelli vegetali come gli estratti di lino, di noce o di papavero. L’olio di lino, rispetto agli altri, secca con maggior rapidità e in modo più omogeneo, rendendo la tela molto più liscia e priva di screpolature. Tutti gli oli devono comunque essere purificati per evitare che sporchino il colore e che provochino un deterioramento della pittura nel tempo, con ingiallimento e segni di inevitabile degradazione. Per conferire maggior trasparenza ai vari colori ed evitare che tinte come il bianco, il verde o l’azzurro tendano a diventare opache spesso si usano oli essenziali, che consentano di rendere più vischiosa la sostanza utilizzando anche dei diluenti e delle resine vegetali. Tra le essenze di natura vegetale che vengono maggiormente usate ci sono quelle di lavanda e di rosmarino, e possono essere usati anche dei distillati del petrolio. Gli oli essenziali comunque vanno utilizzati con molta attenzione, per non dissociare i pigmenti dal colore e non provocare più danni che benefici.

Anticamente, i pittori iniziavano il loro apprendistato nelle botteghe imparando a macinare le sostanze pigmentasse e mescolare i colori per ottenere le giuste sfumature. Per i colori si usavano spesso delle terre naturali o degli estratti da animali o vegetali che venivano macinati e impastati su una lastra di granito o di vetro usando poco olio. In questo modo, il pittore finiva per conoscere completamente la natura dei colori, le loro variazioni a seconda della luce e della qualità, le varie combinazioni che potevano conferire al quadro tonalità differenti. Il problema era sempre quello di assicurarsi la durata del dipinto in ambienti assolutamente non sterili e in condizioni di controllo come quelli dei musei odierni: pertanto si svilupparono delle tecniche di conservazione e aderenza del colore, che partirono dagli oli, per costituire una vernice a presa sicura, favorita dal processo di essiccazione. L’olio fu usato anticamente su tavola, con o senza la tela di mezzo. Ma essa fu utilizzato già dalla fine del ‘400 dai maestri italiani, dando la preferenze a quelle formate dal lino e dalla canapa dato che il cotone era eccessivamente poroso e sensibile all’umidità, mentre la seta tendeva a spaccarsi sotto l’azione degli oli. La scelta della tela alla fine dipendeva dall’esito ce si voleva ottenere, a seconda della granulosità del materiale e della rappresentazione finale. Essa può comunque essere lavorata precedentemente, passandovi sopra uno strato di colla, ossido di zinco e carbonato di calcio, per ottenere una superficie più impermeabile e sicura per aderire lo strato di colore.