Ci si lamenta spesso che la musica moderna non suona meglio della musica passata. Merito o colpa delle nuove tecniche digitali e della ricerca di una produzione musicale sempre più standardizzata, che vada incontro ai desideri del pubblico delle radio e dello streaming. Una produzione uniformata priva di coraggio, ben lontana dai grandi esperimenti di George Martin e dei Beatles, nella seconda metà degli anni Sessanta, negli studi di Abbey Road a Londra. L’immagine degli studi di registrazione è quella che abbiamo in mente tutti: vasti schieramenti di bottoni, di cursori e di quadranti fanno sembrare molto complicati la registrazione e il missaggio dei suoni musicali. Invece il procedimento è relativamente semplice: un affascinante scambio fra arte e scienza dove si mescolano la creatività dei musicisti e la capacità tecnica dei fonici.

Forse il miglior modo per apprezzare il processo di registrazione e di missaggio è quello di seguirne le varie fasi che cominciano con un musicista e una canzone per terminare con un CD o un file MP3 ad alta compressione. Dopo che sono state fatte tutte le operazioni preliminari, come quelle di ottenere un contratto per la registrazione con un’etichetta discografica in grado di supportare questa fase, la produzione, il marketing e la distribuzione, l’impresa della registrazione di un album singolo o completo può cominciare. E’ molto raro il caso in cui tutte le parti di una canzone siano registrate simultaneamente. La registrazione live, come se fossimo in un concerto, richiede una perfezione tale che non può essere lasciata al caso, anche se in un’epoca di autotune non mancano gli artisti che provano a cimentarsi in questa dimensione: il pluripremiato Wasting Light dei Foo Fighters vanta una registrazione quasi tradizionale, anche se non tutta live in presa diretta come si dice. Di solito il brano viene diviso in più parti, ognuna delle quali viene registrata separatamente. Gli apparecchi per la registrazione digitale hanno decine di piste parallele ed è possibile registrare o riprodurre una qualsiasi di esse o tutte insieme attraverso gli altoparlanti e le cuffie. Per esempio, può essere consigliabile registrare dapprima la sezione ritmica formata da basso e batteria, ascoltarli alcune volte prima e sovrapporre in seguito gli altri strumenti, anche per apprezzare la profondità del suono. I bassi, in particolare, devono essere tarati alla perfezione, perché durante l’incisione un eccessiva profondità può sfociare in un volume troppo basso e compresso, come è accaduto anche in dischi famosi come Californication dei Red Hot Chili Peppers. Al contrario una musica con bassi poco accentuati e una sezione ritmica non profonda, rischia di lasciare troppo spazio agli “alti”, con il risultato che la produzione finale risulta fiacca, di scarsa qualità, priva di spessore. Di questo effetto ci si può rendere conto senza alcuna difficoltà, attivando l’equalizzatore in iTunes per esempio o in un altro lettore multimediale. Muovendo i cursori degli alti si può apprezzare la perdita di profondità del suono. Questa innovazione nello studio di registrazione fu apportata dai Beatles con Martin a partire dall’album Revolver, nel quale i contemporanei poterono apprezzare l’incredibile profondità data ai rototom di Ringo e al basso molto rotondo e spaziante di McCartney. Questo dipese dalla comprensione della spazialità della musica e dalle innovazioni in fase di registrazione, che consentirono ai Fab Four di sfornare produzioni all’avanguardia, ereditate ben presto dai Pink Floyd, che registravano negli studi accanto.