rai-radioDella radio spesso si danno definizioni a dir poco romantiche. E’ probabilmente la conseguenza del fatto che la televisione, con la sua megalomane abbondanza, è diventata sinonimo di spazzatura. In tv la qualità è molto diluita e ci si affida spesso all’aspetto fisico, per avere successo. Pensate semplicemente al clamoroso successo ottenuto dalla showgirl argentina Belen Rodriguez. Se fosse stata alla radio, al di là del fatto che sia una ragazza vivace e simpatica, mai e poi mai avrebbe avuto questo riconoscimento, dovuto quasi del tutto alle sue generose curve. In radio invece la qualità è necessariamente destinata non solo alla voce, ma al tono, al calore, alla capacità di coinvolgere, in poche, decisive parole: a farsi ascoltare. Ecco perché alla radio si vuole bene, perché chi fa un programma radiofonico sta tentando di farsi ascoltare, cioè alla meglio di suscitare interesse nei nostri confronti, richiedere la nostra attenzione badando al contenuto e non solleticando i nostri sensi con ammiccamenti, sgambate, seni di fuori, parolacce e risse. Perché di fatto questo è quello che mediamente presenta la tv quando vuole attirare la nostra attenzione: andare sopra la righe puntando a solleticare non tanto le emozioni, ma i nostri peggiori istinti. Suscitare rabbia, frustrazione, vergogna, sconforto, fino a generare veri e propri mostri che trovano nella tv un cattivo esempio o traggono dalla tv il peggio del peggio, per fare soldi o raccattare voti.

L’offerta della radio italiana oggi è molto variegata. Alle tradizionali emittenti pubbliche nel tempo si sono imposti i grandi network radiofonici privati, che certamente hanno un intento commerciale, che hanno saputo trarre il meglio dalla grande esperienza delle radio indipendenti, le radio pirata che programmavano da luoghi improbabili nell’Italia turbolenta degli anni Settanta. Mirabolante esempio di questo percorso fu la radio di Peppino Impastato, coraggiosissima nel prendere di mira i boss mafiosi della sua famiglia, tipico esempio di rivoluzione dal basso, che ha innescato tante altre micce ovunque. Oggi i network più importanti non si sottraggono dall’obbligo di produrre programmi di un certo rilievo, anche comici o eventualmente sarcastici (si pensi al senza freni dello Zoo di 105), sui quali convergono spesso personaggi in cerca di rifugio dalla televisione. Anche l’esperienza delle radio regionali è servita a portare sulle principali frequenze radiofoniche dj e conduttori ora diventati famosi, accrescendo i dati di ascolto sul livello di alcune reti televisive. Notevoli anche le esperienze di integrazione con la televisione, come nel caso di Renzo Arbore, che trasferì in tv il modo di fare radio con Boncompagni, in Alto Gradimento, trasmissione cult degli anni ’70, nella quale per la prima volta venivano presentati dei “personaggi”. Un format ripreso ovunque e portato proprio al successo da Arbore con “Quelli della Notte” e “Indietro Tutta”.