Esiste una Puglia glamour e una Puglia tradizionale. La Puglia da cartolina del Salento e quella che recupera la vocazione contadina, non esente da contaminazioni turistiche, ma che si svolge breve entroterra. Ad esempio il singolare carnevale di Putignano del 26 dicembre per la festa delle propaggini anticipa di molto le celebrazioni di questo rito tra il sacro e il pagano. L’aspetto e il comportamento delle maschere, con gesti che imitano l’atto di piantare un vigneto accompagnati da canti, detti propaggini, che sono tipiche satire politiche contro i fatti e le autorità dell’anno appena passato, mostrano un substrato primitivo che si è legato al mondo cattolico e cristiano. Si trasportano le reliquie di S. Stefano da Monopoli a Putignano, scortato da uno stuolo di vignaioli.

A questa antica cultura contadina possiamo far risalire delle pratiche pseudo religiose e pseudo scientifiche basate sui medicamenti popolari, con cui ad esempio si curano i bambini malati d’ernia (a Noci), dove la loro guarigione è posta in relazione alla fioritura di un ramo di quercia sotto il quale vengono fatti passare.

Notevole è lo sviluppo delle masserie, che oggi vengono riattate ad alloggio turistico di classe, con progetti di recupero delle tradizioni contadine, particolarmente presenti nella Murgia barese. Sono veri e propri monumenti dell’antica civiltà contadina, legata all’agricoltura, formate da un blocco unico, detto massa, di edifici la cui funzionalità risale all’epoca del regno di Federico II che aveva scelto la zona di elezione per la caccia. Le masserie testimoniano anche di capire i rapporti di gerarchia e dipendenza che intercorrevano tra i vari protagonisti del lavoro della terra, un’organizzazione sistematica nella quale agivano i braccianti, i pastori e i proprietari dei grandi latifondi. Alcune masserie ricordano certe fazende messicane o texane: sono fortificate in quanto dovevano difendersi dall’assalto dei banditi e dei briganti armati, molto frequenti a partire dal 1500. Sempre nella Puglia rurale, sono legati a un passato molto remoto, un tipo di costruzione caratteristico, che si ritrova soprattutto nella zona di Alberello: i trulli. Si tratta di costruzioni dal carattere primitivo, a forma di cupola conica, che sulla sommità ha scolpite delle croci e altri segni e figure simboliche che richiamano dei riti magici volti a scacciare le calamità naturali e i malefici.

Questo mondo contadino è in continuo contrasto con lo sviluppo economico e lo sfruttamento turistico di lembi di terra un tempo liberi, la famiglia contadina è legata a grandi produzioni di vino, olio. Un fattore determinante per queste contraddizioni da un lato è la tendenza a cedere allo sfruttamento turistico (sia delle masserie, sia delle costruzioni rurali poste a pochi chilometri dalla costa ionica ed adriatica), dall’altro è dato dallo sviluppo dell’industria pesante, come dimostra la drammatica vicenda di Taranto. Una città stupenda, con un golfo e un porto naturale, pesantemente inquinato dal polo siderurgico. Un’immagine di paradiso terrestre deturpata che per decenni ha rappresentato un miraggio e una calamita verso le nuove generazioni desiderose di abbandonare quella terra, che oggi viene riscoperta soprattutto in chiave turistica.