In principio fu Quelli che il calcio. Si, la trasmissione allora trasmessa su RAI 3 e condotta da Fabio Fazio operava in una sorta di deserto catodico. Le partite della serie A non venivano mai trasmesse in televisione se non gli anticipo o posticipi (prima di tutto questo), sulla neonata tv satellitare Tele Più. Era un paese diverso, una tv diversa, una radio diversa. Le partite venivano giocate tutte all’unisono eccetto il posticipo, primo tentativo di ammodernarsi, se così si può dire, ad orari variabili in funzione delle stagioni. Era anche un calcio più romantico, soprattutto perché la Serie A era il top del mondo in quanto a competitività. Negli anni ’90 i capitali che giravano in serie A erano nettamente superiori alla pur battagliera Premier League e alla Liga. La qualità dei calciatori delle rose era talmente ampia, che anche squadre provinciali potevano permettersi giocatori di assoluto rilievo, a rendere tutto più complicato per le famose sette sorelle. In Coppa Uefa le squadre italiane dominavano senza soluzione di continuità, con 3 successi per ciascuno per Inter e Juventus, uno per il Parma e tante finali e semifinali giocate. Anche la Coppa delle Coppe era giardino italiano, con i successi della Samp, della Lazio e sempre del Parma e le vittorie sfiorate da Vicenza, Fiorentina e altre protagoniste. Anche in Champions, la cui formula si stava assestando al formato attuale, le italiane ben figuravano arrivando spesso in finale e vincendo il trofeo in più occasioni.

Era la radio che raccontava questi successi. Allora non c’erano i Caressa, i Bonan, i Compagnoni, i Pardo. I cantori del calcio erano gli Enrico Ameri, i Sandro Ciotti, i Riccardo Cucchi, gli Alfredo Provenzali ed Ezio Luzzi, rigorosamente assegnato al big match della Serie B. Queste voci epocali erano talmente riconoscibili da risultare così familiari, che venivano sempre imitate. Quella radio si contrassegnava per la grande capacità di essere colloquiale, narrativa, intima e cordiale. Il linguaggio radiofonico è sempre posato rispetto a quello televisivo, ma in quel caso il racconto era ricco di suspense per la formula assolutamente perfetta di Tutto il Calcio Minuto per Minuto. La trasmissione veniva introdotta da uno speaker da studio, per esempio Massimo De Luca, che apriva le danze presentando la giornata di Serie A e le partite principali della schedina del Totocalcio (proprio un altro mondo in un calcio senza scommesse). Dopodiché iniziava il celeberrimo “primo giro dai campi”. In questo caso De Luca procedeva per ordine di importanza e – bisogna dirlo – anche per ordine di anzianità di servizio e di bravura del radiocronista. Così il match di cartello, negli anni Ottanta, era affidato all’inconfondibile voce nasale di Enrico Ameri, una vera e propria mitraglia, capace di entusiasmare con i suoi “rete” molto imitati oggi. Il secondo violino era ovviamente Sandro Ciotti, voce roca e musicale, capace di innovare anche il lessico calcistico, proprio come facevano in tv Brera, Martellini e Pizzul. Di seguito venivano le altri voci. Una caratteristica della trasmissione è che i radiocronisti si passavano la linea tra di loro, con perfetto tempismo, mentre lo speaker da studio ogni tanto interveniva per gli aggiornamenti dai “campi non collegati”. Se una partita diventava poco aperta la scaletta e i tempi si modificavano, fino ad arrivare al tradizionale rimpallo di fine gara. Era proprio un altro mondo, che ricordiamo con tanta nostalgia.