Negli ultimi anni in Puglia si è sviluppato un turismo volto a recuperare le aree contadine e agricole dell’interno, nelle vaste distese assolate che connotano il paesaggio nell’itinerario che conduce alle più ambite coste. La riscoperta delle campagne ha portato a sfruttare le antiche masserie, le particolari ville contadine, che sono state riattate e ristrutturate ad uso turistico con risultati talvolta eccellenti, specie se collegate a un turismo enogastronomico, di qualità, che rifugge dai modelli di massa tipici di alcune zone del Salento (persino sfrenato per il turismo giovanile che lo contraddistingue).

Masserie e trulli come testimonianza del passato

Le masserie disseminate in maggior numero nella Murgia barese sono monumenti della civiltà contadina di interesse architettonico come blocco di edifici tra loro funzionali: le loro prime costruzioni risalgono all’età della dominazione di Federico II di Svevia, che in Puglia si dedicava al suo hobby preferito, la falconeria. Le masserie sono altresì testimonianze socio-antropologiche, perché ci permettono di ricostruire i rapporti di dipendenza, gerarchia e relazione con cui era organizzato il sistema di vita e di lavoro tra proprietari, massari, affittuari, braccianti e pastori, a diretto contatto tra di loro. Talune di queste masserie sono fortificate contro gli assalti di gruppi armati di briganti, frequenti dal Cinquecento in poi. A un passato assai remoto e a un tipo di costruzione che riscontro semai in Catalogna e in altri paesi dell’area mediterranea ci riportano i trulli, che si trovano concentrati soprattutto nella zona di Alberobello: primitive costruzioni a cupola, che hanno scolpiti sui loro pinnacoli croci e altri segni o figure simboliche, rievocanti antichi culti mediterranei e miranti ad allontanare maledici e calamità.

Nell’area compresa tra Brindisi, Taranto e Lecce si avverte, forse più che altrove, il contrasto tra tradizione e innovazione nella evoluzione della struttura della famiglia contadina: fattore determinante è l’attrazione dei poli industriali, che negli anni hanno rappresentato un punto di riferimento per l’economia della zona, come il famoso e triste caso dell’Ilva di Taranto ci ricorda. Nuove generazioni hanno potuto studiare, intraprendere nuove attività, anche se il settore è entrato definitivamente in crisi, sconfitto dal miracolo della globalizzazione. La cultura contadina tuttavia non è sparita la bassa magia cerimoniale continua ad agire dannosamente anche tra i ceti operai e in ambienti suburbani mentre il retaggio sapienziale di tecnica lavorativa e di rapporti parentelari svolge ancora un benefico effetto. Il fatto è che nella Puglia meridionale e in particolare nel Salento la cultura contadina ha avuto una diretta canalizzazione attraverso il mondo classico. Una marcata grecità, in parte magno-greca in parte bizantina, si è condensata nell’area della cosiddetta Grecia salentina, dove l’influsso della letteratura popolare ellenica si avverte negli strambotti amorosi, chiamati con nome greco travudia, nei racconti popolari, in cui ricorrono personaggi ed episodi riconducibili ai miti greci. Analogo riferimento si trova anche nei riti funebri dei principali centri del Salento. Questi legami con l’antichità restituiscono in pieno i sapori di Puglia e fanno si che la regione possa essere visitata praticamente in ogni giorno dell’anno.