L’impero Romano affascina ancora: la sua macchina militare è diventata quasi sinonimo di invincibilità, forza e organizzazione. Durante i secoli dell’Impero si sviluppò il limes, la strada militare fortunata che segnava i confini dai paesi barbarici, là dove la frontiera non era segnata da grandi confini naturali come Reno e Danubio. In generale oggi per Limes si intende quel sistema di fortezze legionarie che correvano dalla Germania settentrionale (pressapoco nella zona odierna dell’Olanda) e si estendevano lungo il corso dei due fiumi. Fu Augusto a porre il primo fondamento di un sistema di frontiera permanente, dopo il disastro di Varo, che si era avventurato nel nord della Germania. Tiberio, allora generale di Augusto, diede una lezione ai Germani, bonificò la zona e costruì le prime fortezze. Esse, da Augusto fino a Traiano, costituirono il verbo dell’azione propulsiva dei Romani, che diversamente da quanto si pensa, spesso lanciavano offensive contro le tribù al fine di mantenere la pace nelle grandi foreste delle spianate tedesche.

Si costituirono pertanto dei limes ovunque a seconda delle emergenze, ad esempio in Britannia il limes arrivò a comprendere due valli (muri di confine) con Adriano e Antonino. Il limes germanico-retico andava dalla foce del Reno fino alle Alpi, quello siriano aveva come obiettivo il contenimento dei Parti e dei Sassanidi.

limesNella Britanni il confine tra l’odierna Scozia e l’Inghilterra era appunto difeso dal celebre Vallo di Adirano, un’opera che seguì l’avanzamento verso nord operato dal generale Agricola, sotto Vespasiano. Adriano arretrò fino alla strozzatura che corre tra Glasgow ed Edimburgo, per difendersi meglio. Agricola aveva munito di castelli il territorio occupato, posti avanzati del quartiere generale. Più tardi Adriano diede mano alla linea fortificato che porta il suo nome, che comprendeva un muro, un fossato, un argine di terra fra l’uno e l’altro, e un altro terrapieno davanti al fossato. Inoltre gli argini erano rinforzati da palizzate in legno.

Questa mastodontica opera, di cui si conservano ancora i resti e delle ricostruzioni attuali, era lunga quasi 110 km. Inn seguito fu rafforzata verso nord con un grande terrapieno forse voluto da Settimio Severo.

Domiziano fu invece l’artefice dei cambiamenti imposti nel delicato settore danubiano e nell’alto Reno, creando un raccordo – portato a termine da Adriano – che chiudeva il pericoloso saliente creato tra i due fiumi (nell’odierna Svizzera) che spesso costitutiva la porta per pericolose aggressioni alle ricche province della Gallia e alla stessa Italia del nord. Questa imponente opera di difesa, di cui sono stati messi allo scoperto 540 km (superiore alla linea Maginot), ha due sezioni: quella del Raeticus, a sud e quella del Limes Germanicus all’altezza del fiume Meno. In questo modo i Romani poterono chiudere la distanza geografica che intercorreva tra Reno e Danubio, assicurandosi un confine naturale per tutta l’estensione geografica del’Impero. I campi fortificati più famosi furono Vindobona (l’odierna Vienna) al centro delle cruente guerra marcomanniche di Marco Aurelio e Carnuntum, che per secoli fu la base di operazioni principali contro i Goti. La caduta di queste fortezze segnò il declino dell’impero ed esse furono sempre al centro delle invasioni barbariche.