radioChi non è mai rimasto affascinato da una particolare voce alla radio? In radio la voce è come una guida dentro una foresta oscura: ti costringe a seguirla perché altrimenti perdi il filo. In tanti vorrebbero lavorare in radio e negli ultimi anni si è spesso assistito al dirottamento in radio di personalità della tv a corto di ingaggi. È un peccato perché la radio ha una nobile storia e ha i suoi fedeli e affezionati ascoltatori, come dimostrano i dati di ascolto, tanto sulle radio pubbliche della RAI, quanto in quelle dei network privati. Per lavorare in radio occorre avere una bella voce, ma soprattutto carisma e personalità, forse superiore a quelle richieste dalla televisione che fa leva innanzitutto sull’immagine e sull’impressione visiva.

Una delle professioni più gettonate e che spesso rappresenta un passaggio obbligato per chi vuole lavorare in tv è quella dell’annunciatore o del giornalista radiofonico. Un giornalista radiofonico non è per nulla diverso, come obblighi e mansioni, da quelli di un giornalista televisivo. L’unica vera differenza è che dovrà dettare le notizie a voce, se fa anche lo speaker, senza preoccuparsi di come è vestito. Il trucco in radio, salvo quelle che vengono riprese dalla tv, è qualcosa di inesistente, così come il dress code (ammesso e non concesso che in tv si vede di tutto). Un giornalista radiofonico però spesso non fa lo speaker: lavora sul campo come qualsiasi altro giornalista, ma utilizza principalmente il suono per far arrivare le notizie. Se si trova sul luogo di un evento particolarmente rilevante appronta registrazioni sonore, segue conferenze stampa, raccoglie notizie e opinioni, prima di registrare un intervento o andare in onda in diretta. La voce rimane lo strumento principe: l’ascoltatore si affeziona ad essa, ne certifica la credibilità, chiede che non venga cancellata quando il programma raggiunge un seguito importante. Molti giornalisti arrivano alle soglie del lavoro impreparati su come usare questo strumento: allora si aiutano con particolari tecniche, cercando di raggiungere la perfezione. A differenza di quello che potente pensare, nulla è lasciato al caso.

Lavorare in radio ha degli svantaggi professionali rispetto alla tv. I grandi anchorman e le brave giornaliste guadagnano molto, strappano ingaggi d’oro per condurre strisce di approfondimento quotidiano e sono nati siti specializzati dedicati a essi, come telegiornaliste.com, a riprova della loro grande fama. In radio è difficile strappare gli stessi ingaggi, perché ascolti e raccolta pubblicitaria non sono neanche lontanamente paragonabili a quelli generati dalla tv, ma ci sono dei vantaggi professionali che aiutano a diventare bravi. Si diventa bravi intervistatori, si raccolgono notizie, si capisce come asciugare il racconto, facendo dei lavori di editing sulle tracce sonore. Il lavoro di team in redazione è fondamentale come in altri media. Di sicuro rimane immutato il fascino del mezzo che a un secolo dalla sua introduzione, riscuote ancora un grande successo.