Nel 1937, quando morì, probabilmente nessun italiano era universalmente più ammirato e acclamato di Guglielmo Marconi. Egli assommava in sé una serie di eccezionali caratteristiche e qualità che ne fecero inventore e scienziato, imprenditore e uomo d’affari, politico influente e diplomatico, esperto militare e celebrità. Una figura di rilievo nelle riunioni mondane di tutto il mondo, all’inizio del Novecento. Dopo Einstein era probabilmente la personalità scientifica più famosa del suo tempo, grazie alle sue invenzioni e alla sua indubbia capacità di marketing. Nato a Bologna nel 1874, da una famiglia agiata, fin da ragazzo fu attirato dagli sviluppi eccitanti che prometteva il settore dell’elettricità e in particolare sulla possibilità di sfruttare per la telegrafia senza fili le onde elettromagnetiche, studiate dal fisico tedesco Hertz. Al tempo l’elettricità era considerata alla stregua di un’ottava meraviglia e grazie agli studi avanzati di Maxwell si era capita finalmente l’interazione col magnetismo. Già nel 1894, a soli venti anni, Marconi ottenne dei primi significativi risultati nel laboratorio improvvisato della sua famiglia, dando luogo a sperimentazioni pionieristiche. Non trovando alcun sostegno nel governo dello stato liberale italiano, l’inventore, intuendo che dalle proprie ricerche ci potevano essere sviluppi fin lì impensati nel settore delle comunicazioni, decise di trasferirsi a Londra e da qui iniziò a girare tra varie capitali europee e l’America. Già nel 1896 brevettò le sue prime invenzioni, i primi prototipi.

L’anno successivo fondò il primo nucleo della società per lo sfruttamento della telegrafia senza fili, che sarebbe diventata la Marconi Company. Nel 1901 il primo successo: realizzo il collegamento intercontinentale tra la Cornovaglia e la Terranova, sulla sponda americana dell’Atlantico. Marconi aveva inventato la radio e la tecnologia wireless, cui ancora oggi siamo debitori. Nel 1909 per le sue invenzioni gli fu assegnato il Premio Nobel per la fisica. L’impulso determinante dato dalle sue ricerche allo sviluppo delle telecomunicazioni, in tutti i loro ambiti, civile e militare, mise Marconi in una posizione di assoluto prestigio presso tutte le autorità internazionali. Per questo motivo divenne un “naturale ambasciatore” della politica estera italiana, non senza opportunismo da parte di quei politici che volevano farsi belli utilizzando il nome di Marconi. Nel 1912 fu nominato senatore e divenne il tramite per le prime trattative segrete tra Italia e Gran Bretagna, che dovevano portare all’alleanza stipulata nel Patto di Londra, sulla scorta della quale il nostro paese scendeva in guerra a fianco alle democrazie occidentali nel fronte austriaco. Nel 1919 Marconi fu tra i rappresentanti del nostro paese al tavolo delle varie conferenze post-belliche, che culminarono nel trattato di Versailles. Nel 1923 si iscrisse nel nuovo Partito Fascista e negli anni ricoprì varie cariche onorifiche, tra l’inventore e Mussolini c’era stima reciproca. Come presidente del CNR e dell’Accademia Nazionale diede un forte impulso alla radiofonia, gettando i primi semi per lo sviluppo dell’EIAR e della televisione, con notevoli sperimentazioni sugli impianti radar. Al suo funerale ci furono le esequie di Stato. La Marconi Company in seguito fu assorbita dalla BAE Systems, una società inglese che ancora oggi fattura oltre 18 miliardi di sterline.