Quando pensiamo ai contributi dell’Italia sulla storia dell’uomo, sull’avanzamento tecnologico e industriale, spesso dimentichiamo che uno dei più rilevanti è avvenuto poco più di un secolo fa, grazie a quel genio interdisciplinare che è stato Guglielmo Marconi. Fisico premio Nobel, Marconi non aveva una vera formazione scientifica, ma il talento non gli mancava. Come si sa Marconi è famoso per “l’invenzione della radio”, già di per sé non del tutto vero. Ha sicuramente sviluppato la tecnologia e l’ha messa a disposizione del mondo intero.

Quella che prima sembrava una invenzione per le comunicazioni a distanza via radio, oggi ha avuto un tale sviluppo che è alla base dell’oggetto più utilizzato dall’uomo moderno: il telefonino cellulare. Ebbene si, lo sviluppo del cellulare si deve interamente alle scoperte e agli studi finanziati e portati avanti da Guglielmo Marconi.

Fu infatti Marconi a dimostrare per primo che usando un semplice trasmettitore era possibile, per una stazione ricevente, captare le onde a distanza, sfruttando la nostra atmosfera e in particolare la sua composizione, come uno specchio riflettente in grado di curvare le onde e non farle disperdere oltre lo spazio e la curvatura dell’orizzonte.

Anche i telefoni cellulari, quindi anche gli smartphone moderni, utilizzano le stesse stazioni radio (chiamate celle) a una certa banda di frequenza, per fare in modo che i servizi radiofonici non si intersechino e si disturbino fra di loro. Va detto che le onde radio pervadono la nostra atmosfera: non ce ne accorgiamo. E che comunque sia le onde radio, sia le microonde, sia il wi-fi e la luce sono delle frequenze differenti nello spettro elettromagnetico. Cioè sono onde dello stesso tipo, ma di frequenza diversa che possono facilmente disturbarsi.

Per funzionare un cellulare deve ancorarsi alla cella per trasmettere e ricevere i segnali. Queste antenne normalmente vengono sistemate sopra una struttura portante, come il tetto di un edifico oppure un palo per le telecomunicazioni e vengono collegate alle attrezzature di trasmissione e ricezione tramite delle cabine, degli armadietti protetti, che di norma si vedono spuntare nell’arredo urbano delle città, quando non è possibile nasconderli.

Mentre i segnali televisivi vengono lanciati in particolari direzioni, orientando le antenne verso i ripetitori, le onde radio che riguardano le comunicazioni cellulari, vengono lanciate in ogni direzione, per permettere ai cellulari di captarla ovunque, quando ci muoviamo. È questa l’essenza della portabilità del cellulare, che lo fa ritenere un dispositivo “mobile”. Ogni stazione radio copre una porzione di territorio, chiamata cella, dove l’intensità del segnale tende a scemare man mano che ci si allontana da essa e prima di entrare all’interno di un’altra. Il livello di copertura dipende quindi dalla densità delle antenne radio e dalla grandezza delle celle. Più piccole sono le celle, maggiore è la densità di antenne, come accade nei grossi centri abitati che non presentano particolari ostacoli naturali.

Le stazioni radio dei cellulari mandano onde radio a frequenze con potenza molto bassa, per cui i cellulari per funzionare a dovere devono potersi agganciare alla stazione da non troppa distanza. Ce ne rendiamo conto uscendo da un centro abitato e muovendoci verso la campagna, come la ricezione diminuisca drasticamente fino a non a dare copertura. Mentre una tv in campagna se dotata di cavo antenna, può prendere il segnale anche a centinaia di chilometri di distanza. Quando aumentano le utenze, le compagnie telefoniche possono rispondere solo aumentando il numero delle celle, ovvero suddividendo quelle esistenti in più stazioni radio.