Situata in una posizione particolarmente favorevole alla difesa, Milano ha iniziato ad assumere il carattere di una vera città a partire dall’età romana. Delle bellezze antiche non restano che poche tracce, eppure Milano nel tempo ha saputo conservarle e difenderle assumendo – nel boom di uno sviluppo architettonico e industriale unico in Italia – un aspetto a metà strada tra il classico e il moderno.

Cosa vedere a Milano antica: monumenti e luoghi

Della città antica, il cui centro è documentato sia dall’andamento di alcune strade intorno all’attuale piazza San Sepolcro, sia dai nomi di alcune strade come vie Moneta, Bagnera e Circo, non rimangono che scarse tracce, sufficienti tuttavia a testimoniare, com’era Milano in passato. Si può così stabilire la posizione dell’anfiteatro in via Arena, del foro presso piazza San Sepolcro, del palazzo imperiale presso piazza Mentana, del circo (una cui torre sopravvive col nome di torre d’Ansperto), delle mura costruite all’epoca di Massimiliano e documentate al Carrobbio, nell’area del monastero Maggiore ed in quello di S. Vittore. Testimonianza superba della ricchezza di Milano imperiale sono le cosiddette colonne di S. Lorenzo, trasportate nel sito attuale già in epoca remota e risalenti ai secc. II-III. Testimonianza, infine, del primo cristianesimo, e comunque databili ai secc. VI-VII, sono alcune parti della chiesa di S. Simpliciano ed i pochi resti di S. Giovanni in Conca.

Il continuo inurbarsi di popolani del contado portò, nell’alto Medioevo, ad una sempre maggiore espansione della città sì che, negli ultimi decenni del sec. IX, l’arcivescovo Ansperto fece costruire un nuovo, più ampio giro di mura. Dell’epoca sono molte costruzioni dovute all’attività dei Maestri comacini che danno in Milano esempi tra i più interessanti di quell’architettura che da essi sarà detta lombarda. Del sèc. VIII è l’abside di S. Ambrogio, del secolo successivo quella di S. Vincenzo in Prato, il sacello di S. Satiro, quindi le già romaniche chiese di S. Eustorgio, di S. Babila e di S. Celso; S. Ambrogio venne ampliato e rifatto nel sec. XI; S. Nazaro Maggiore, S. Simpliciano e gli archi di Porta Nuova sono della fine del sec. XII (gli archi costituiscono un insigne esempio di architettura romanica civile, testimonianza del nuovo ampliamento delle mura cittadine successivo alla distruzione che di Milano operò il Barbarossa nel 1162). In questo circuito di mura, corrispondente all’attuale cerchia dei Navigli, Milano si venne arricchendo di edifici religiosi e civili. Del 1223 è il palazzo per le adunanze dei Mercanti, quindi le rifatte chiese di S. Eustorgio, di S. Simpliciano, di S. Marco, le più sicure mura di Azzone e tutto quanto fu iniziato e fatto costruire dalla famiglia dei Visconti.

Milano nel tempo

Si elevano i campanili di S. Antonio e di S. Gottardo, nel 1316 Matteo Visconti fa costruire la Loggia degli Osii, nel 1386 infine, per volontà di Gian Galeazzo Visconti, inizia quello che sarà il maggior monumento di Milano, il simbolo stesso della città, il duomo — fantastico monumento in marmo di Candoglia, sormontato dall’aurea Madonnina — sorto ad opera di architetti italiani e stranieri, spesso anonimi, che in collaborazione creano un perfetto esempio di architettura gotica; la sua facciata, deliberata per ordine di Napoleone, fu eseguita solo nel secolo scorso da C. Amati e G. Zanoia; le porte bronzee sono invece d’epoca moderna ed opera di L. Pogliaghi la centrale, le laterali di A. Minerbi, G. Castiglioni, F. Lombardi e L. Minguzzi. Il trapasso della signoria dai Visconti agli Sforza, dopo la breve repubblica ambrosiana, segna, con la ricostruzione del castello visconteo, distrutto dal popolo ribellatosi ai Visconti (1447), l’inizio a Milano del Rinascimento. Giovanni da Milano e successivamente altri architetti, tra i quali Iacopo da Cortona ed il Filarete, rifecero il castello che, attraverso modifiche, distruzioni, ampliamenti e restauri, ci è pervenuto pressochè nelle forme sforzesche.

Nel 1457 il Filarete iniziava, e quindi Guiniforte Solari continuava, l’ospedale Maggiore (oggi sede delle facoltà di giurisprudenza, lettere e filosofia dell’università degli studi), gioiello della decorazione in cotto lombarda. Forme puramente rinascimentali erano in Milano introdotte dal Michelozzo (palazzo del Banco Mediceo oggi scomparso e cappella Portinari in S Eustorgio) e continuate da artisti locali quali i Solari, l’Amadeo, il Bramantino, il Dolcebuono, architetti in un secondo tempo influenzati anche dal Bramante, rinnovatore dell’architettura lombarda (S. Maria delle Grazie) ed iniziatore di un gusto artistico che si manterrà anche in epoca successiva, Il periodo sforzesco è comunque quello nel quale maggiormente Milano diventa centro artistico di vasta risonanza, per l’apporto del Foppa dapprima, quindi per la presenza alla corte di Lodovico il Moro del genio di Leonardo, intorno al quale si viene formando una fiorente scuola lombarda. Degna di interesse assoluto è la sala del Cenacolo di Leonardo da Vinci, in realtà il refettorio del convento adiacente alla chiesa di Santa Maria delle Grazie. Tardi epigoni dell’arte rinascimentale, oramai in pieno sec. XVI, sono due architetti cui molto deve lo sviluppo urbanistico della.città, Galeazzo Alessi e Pellegrino Tibaldi; il primo, tra l’altro, costruì la facciata di S. Maria presso S. Celso e palazzo Marino; il secondo lavorò nel duomo, rifece il palazzo dell’arcivescovado e costruì le chiese di S. Sebastiano, di S. Protaso, di S. Raffaele e di S. Fedele. Il nuovo sviluppo di Milano assunto in età sforzesca e nella prima metà del sec. XVI impose un ulteriore allargamento della cinta muraria sì che verso la metà del ‘500 il governatore spagnolo Ferrante Gonzaga ordinò l’erezione di una nuova cerchia di mura sorte in corrispondenza dell’attuale circonvallazione, bastioni fortificati che per secoli furono sufficienti a contenere l’espansione di Milano, peraltro, durante la dominazione spagnola, assai limitata stante il continuo diminuire della popolazione, sia per le cattive condizioni econo-miche, sia per le terribili epidemie quali quelle del 1576 e del 1630, di manzoniana memoria. Il fervore costruttivo non è tuttavia interrotto da questo periodo di stasi; diversi gli architetti barocchi e tra questi Fabio Mangone cui si deve tra l’altro il palazzo dell’Ambrosiana e quello del Senato, e specialmente Francesco Maria Richini, autore, oltre che di diversi palazzi, del cortile del palazzo di Brera e della chiesa di S. Giuseppe. Del secolo successivo preminente è l’attività di A. M. Ruggeri, cui si devono i palazzi Cusani e Litta, mentre non va sottaciuta l’attività pittorica a Milano di G. B. Tiepolo, cui si devono le decorazioni dei palazzi Clerici e Archinti.

Una città che si sviluppa

Nuovo e più forte impulso architettonico viene a ricevere Milano nella seconda metà del sec. XVIII, sia per la più lungimirante politica austriaca, sia per l’affermarsi, nei traffici e nelle industrie, di nuove potenze familiari che favorirono il sorgere di costruzioni private che vennero a dare un nuovo volto alla città. G. Piermarini costruisce il palazzo Belgioioso ed il teatro alla Scala; proseguono la sua opera gli allievi L. Pollale (villa reale, oggi sede della galleria d’arte moderna) e S. Cantoni (palazzo Serbelloni). Napoleone, che fece di Milano la capitale del suo regno italiano, volle dare alla città una nuova impronta classica, specie nella progettazione di quell’ampio complesso urbanistico che, intorno al castello destinato alla distruzione, dovrà assumere il nome di Foro Bonaparte; permangono, quali esempi di un neoclassicismo interpretato come vero e proprio ritorno alle forme ed allo spirito antico, l’arco della Pace, di L. Cagnola, e l’Arena, di L. Canonica. Il dinamismo architettonico si va facendo sempre più intenso nella seconda metà del sec. XIX, specie quando si provvede, per opera di C. Mengoni, alla sistemazione della piazza del duomo, che viene ampliata con l’abbattimento di antiche costruzioni ed abbellita con porticati e con l’apertura della galleria Vittorio Emanuele. Costruzioni pubbliche e private, religiose e civili, sorgono continuamente in età moderna (e sarà qui sufficiente ricordare il palazzo di Giustizia del Piacentini), costruzioni e soluzioni urbanistiche facilitate, specie ai giorni nostri, dalle dure distruzioni subite da Milano per incursioni aeree nella 2° guerra mondiale.

I grattacieli della Milano moderna

Oggi Milano tende ad espandersi continuamente a macchia d’olio; a questa tendenza, urbanisticamente svantaggiosa in quanto si viene così mantenendo in vita il centro tradizionale nel quale convergono da ogni parte masse enormi di persone che rendono sempre più difficoltosa la circolazione, si sta ovviando sia con lo spostamento, nei pressi della stazione Centrale, del centro direzionale, sede delle direzioni delle maggiori industrie cittadine, sia con la creazione in periferia di vere e proprie città, quartieri residenziali ed autosufficienti, dotati dei principali servizi, da quelli di stato civile alle biblioteche, da scuole di ogni ordine e grado ai campi sportivi. Nel centro intanto si ricostruisce con un più moderno concetto dello sfruttamento del terreno. Milano si sta distinguendo per i numerosi grattacieli, da quelli storici di piazza della Repubblica, Torre Velasca, grattacielo Pirelli fino al nuovo complesso di Porta Nuova e Garibaldi, con le torri disegnate da Piano e da altri architetti famosi, che hanno dato slancio alla skyline meneghina. Un contributo alla soluzione del pesante problema dei pubblici trasporti è dato dalla rete della metropolitana, divisa in quattro direzioni, che collegano il centro con le zone più estreme della città e l’hinterland. L’area urbana è tra le più sviluppate d’Europa e si riunirà nella Città Metropolitana di Milano, che ridisegna l’assetto amministrativo della zona incorporando alcune municipalità per una gestione più coordinata del territorio. Sede della maggior fiera d’Europa, Milano è designata sede dell’Expo 2015, un appuntamento che dovrebbe richiamare nella città oltre 20 milioni di visitatori. Capitale della moda e degli affari è considerata città globale e il simbolo economico industriale dell’Italia, nonché motore culturale del paese, grazie alla presenza dell’opera al Teatro alla Scala, delle numerose case editrici, delle pinacoteche e dei musei.