Ogni tanto lo si legge sulle notizie e sicuramente ne abbiamo notizia dai concerti che tengono nelle sale e nei locali: le cover band. I gruppi musicali dedicati all’esecuzione di tutto il repertorio di un’unica band o artista famosi. Spesso si tratta di amici musicisti che condividono la stessa passione musicale e che hanno deciso di cimentarsi sul palco, riuscendo a raccogliere persino un pubblico. Il primo gruppo ad avere una tribute band riconosciuta furono i soliti Beatles, che nel 1964 diedero la stura a veri e propri imitatori, che iniziarono suonando tutto il loro repertorio. Nel 1964 uscì persino un musical collegato alla loro storia e a come venivano seguiti dai loro fans. Alcune cover band (altro nome con cui vengono conosciuti questi gruppi) si limitavano a cantare le canzoni. Altre imitavano in tutto e per tutto lo stile di vita dei Fab Four creando dei veri e propri doppioni, soprattutto dopo l’enorme successo di Sergent Pepper’s con la sua celebre copertina. Un altro gruppo che ha conosciuto l’esplosione di cover band in giro per il mondo sono stati i KISS, famosi per le loro facce truccate in bianco e nero e per i loro costumi di scena estremamente riconoscibili. Nel festival di Sanremo 2016 il gruppo di Elio e le storie tese si è presentato sul palco vestito da KISS attirando l’interesse e la curiosità della leggenda Gene Simmons, leader della band. I Pink Floyd sono stati portati in giro da centinaia di tribute band, riconosciute ufficialmente dai membri del gruppo. Ad esempio l’Australian Pink Floyd Show è un gruppo di fans e musicisti australiani che da oltre un ventennio organizza tour in tutto il mondo, riproducendo addirittura l’attrezzatura da concerto del quartetto inglese, gli effetti speciali sul palco e la riproduzione fedele del suono (grazie all’acquisto dell’esatta strumentazione della band originale).

the-australian-pink-floyd-show_01Le cover band non mancano nemmeno in Italia: fans dei Nomadi, dei Pooh, di Vasco Rossi, Fabrizio de André e Lucio Battisti si ritrovano spesso a suonare e ricevono inviti un po’ ovunque, riuscendo a trovare ingaggi o ripagarsi le spese. Se si ama particolarmente un artista è facile trovarsi d’accordo sul modo di gestire l’attività della band, quali canzoni suonare e a quali eventi esibirsi. Talvolta capita che l’artista originale li incontri e li raggiunga sul palco, come è capitato con David Gilmour dei Pink Floyd, che ha suonato con dei musicisti italiani a Londra. Gli artisti non sono mai contrari a questo fenomeno: anzi lo spalleggiano e lo incoraggiano per vari motivi, il primo dei quali è che aiutano a non disperdere l’eredità artistica. Inoltre diffondendo la loro musica aumentano le vendite del catalogo. Un dato poi da non trascurare è che la cover band è spesso l’anticamera della band di successo. Gli stessi Beatles, all’inizio della loro carriera, eseguivano solo brani di altri artisti trovando poi il modo di affinare la loro tecnica compositiva e scrivere canzoni di proprio pugno. Inoltre sono un buon modo per riunirsi con delle persone, conoscerne di altre e trascorrere belle serate all’insegna della buona musica.