eegL’attività elettrica prodotta dal nostro cervello può essere misurata dalla superficie del cranio. Quando si fa un’elettroencefalogramma si studia l’attività elettrica attraverso l’apposizione di elettrodi in varie posizioni sullo scalpo, effettuando una registrazione simultanea da parecchie regioni tramite degli amplificatori connessi direttamente a dei galvanometri che sviluppano immediatamente il tracciato. Questo viene chiamato Encefalogramma o EEG.

Quando gli occhi sono aperti e l’attenzione è concentrata su un oggetto o più presenti nel campo visivo, oppure durante un’operazione mentale come un calcolo scompare il cosiddetto ritmo alfa, cioè la frequenza dominante dell’oscillazione potenziale, che ha massima ampiezza nelle regioni posteriori e può originare dalla corteccia occipitale prossime alle aree associativi della vista. Pertanto il ritmo alfa è stato ritenuto dagli studiosi come il “ritmo della disattenzione”, la cui origine non è ancora nota. Esistono altri tipi di onda come le Beta, le Theta, le Delta e le Theta-Sigma ognuna delle quali appartiene a una specifica fase della coscienza.

Oscillazioni più rapide si osservano in altre aree del cervello. I bambini piccoli di età inferiore a 18 mesi presentano in genera un EEG di bassa ampiezza e con scarsa attività ritmica. Il ritmo alfa non è ben stabile prima dei 13 anni, fino a questa età è fondamentalmente lento.

L’EEG è fondamentale nello studio delle lesioni cerebrali, in questo caso i ritmi normali della frequenza registrati dall’elettroencefalogramma possono essere spesso assenti nelle aree lese venendo sostituiti da attività molto lente. Nell’epilessia la scarica sincrona di un gran numero di neuroni determina la produzione di onde di grande voltaggio, che disegnano delle vere e proprie punte. Scariche di questo tipo si verificano anche nell’individuo sano, soprattutto nei bambini, nei quali viene occasionalmente riscontrato un tracciato epilettico che però non è confermato dalla diagnosi.

Lo strumento come si può intuire ha una notevole attività diagnostica nell’epilessia e nelle malattie cerebrali, in particolare modo consente di localizzare la sede del processo cerebrale investito da una malattia, dando modo di conoscere lo stato del danno e originarne le cause. Oggi lo strumento che registra il tracciato oltre a stamparlo su carta millimetrata lo può registrare su un monitor, il cui risultato viene poi riversato su dispositivi ottici o di memoria.

L’elettroencefalogramma piatto fa riferimento al tracciato dell’attività elettrica del cervello, praticamente assente e privo di ritmi e viene ritenuto un ottimo strumento per definire lo stato di morte di una persona.