La televisione degli anni 2000 e 2010 è dominata dai reality show: i protagonisti sono persone comuni alle prese con situazioni straordinarie, prove di abilità, cambiamenti e situazioni. Tutto apparentemente sembra andare secondo la regola del caos, dei comportamenti improvvisati che si combinano a generare un intreccio che, pur seguendo una traccia, lo spettatore accoglie con interesse e stupore. In realtà però un reality show o un talent sono prodotti ben confezionati, nei quali non c’è nulla che accada al di fuori di binari prestabiliti che in verità ubbidiscono a una unica legge: quella del budget.

La produzione di un programma di questo tipo si basa tutta sul budget a disposizione, che dipende dalle previste entrate pubblicitarie, la vera miniera d’oro delle tv commerciale (la RAI è per metà commerciale e per metà di servizio pubblico). Il primo passo da fare per realizzare un reality è quello di avere in testa un concept. Quando non si ha un’idea concreta su cosa far fare a dei personaggi comuni, in genere la produzione ricorre a due stratagemmi: chiamare dei VIP o presunti tali oppure affidarsi a un format. Come suggerisce la parola si tratta di un programma formattato e confezionato che può essere adattato su scala internazionale. Il caso più famoso è certamente quello del Grande Fratello, il primo vero reality su scala internazionale, distribuito e realizzato su licenza da tantissimi broadcast in tutto il mondo. Il concept è importante perché stabilisce un’idea e un’impronta, ma si lascia aperte delle direzioni da prendere. Per questo motivo è importante avere sempre della scappatoie se l’audience cala e una linea narrativa non convince più. Quello che può fare la produzione dipende dal budget che non può essere interamente investito nell’allestimento scenografico o negli ospiti. I costi di produzione di una puntata in esterna sono molto alti e maggiore è la distanza, maggiori saranno le spese da affrontare. Le troupe televisive devono raggiungere la zona, spesso ci sono telecamere “nascoste” per personalizzare la visuale e così via. Tutto questo rientra nel budget, che deve comunque lasciarsi delle porte aperte per cambiare le linee narrative (favorire l’eliminazione di un concorrente, inserirne un altro, mettere in risalto un rapporto di conflitto o sentimentale, introdurre delle prove selettive, realizzare un confronto e così via).

In genere i produttori non riescono a stare nel budget per via degli imprevisti e della forte concorrenza, che induce continui miglioramenti e interventi per abbellire il prodotto. Tutta la logistica è sottoposta a sbalzi: ci sono degli show che seguono un cuoco in giro per i ristoranti, come è il caso di Cucine da Incubo, con chef Antonino Cannavacciuolo, in tutta Italia. Immaginate i costi di trasferta per il personale, i protagonisti, nonché le ore di riprese in esterna, che richiedono particolari misure. Se i costi sono superiori al previsto, la produzione potrebbe intervenire decidendo di limitare gli spostamenti a centri contigui, per esempio. Un reality comunque non finisce con le riprese: alla fine della giornata i produttori e gli autori scelgono il materiale più interessante per creare linee narrative coerenti e spostare il focus su un personaggio piuttosto che su un altro, lasciando allo spettatore l’illusione che sia lui a creare il proprio interesse.