La moda è sicuramente un settore nel quale la formazione professionale può essere d’aiuto (una guida completa si trova su cercacorsiemaster.it). Esistono corsi di formazione per il settore? Sicuramente si, la sartoria non ha una sua università e guardando in rete si possono trovare dei corsi gratuiti tenuti da organizzazioni del settore, patrocinati da ragioni ed enti intermedi al fine di avviare i giovani alla professione che ha un sapore artigianale, ma che in Italia è in grado di trasformarsi in un’industria trainante. Nel mondo della moda così come in altri settori poter aver accesso a della formazione gratuita e valida, significa accendere una speranza sul futuro.

I corsi gratis durante la crisi

Ma in realtà nell’ambito della crisi italiana, che è prima di tutto di domanda interna, la formazione potrebbe rappresentare un passo in avanti. In ogni senso non bisognerebbe mai rinunciare alla formazione, così come alla ricerca e alla pubblicità. Le aziende migliori, quelle sane che superano i periodi di crisi, sono quelle che si adattano e che quindi mettono a disposizione le poche risorse interne, per non disperdere il materiale umano. In questa crisi abbiamo assistito alla progressiva perdita di occupazione. Il paese non solo non ha creato posti di lavoro, se non fragili, ma ne ha persi come un’emorragia in settori avanzati, colpendo lavoratori che avevano ottenuto qualifiche e avanzamenti di carriera significativi. Che fine fanno queste maestranze quando si ritrovano per strada? È possibile riconvertirle?

Utilità dei corsi di formazione

Sicuramente i corsi di formazione servono anche a questo poco: creare opportunità. Non tutte le professioni danno accesso con le lauree, i master e i dottorati o persino con i diplomi. Ci sono intere schiere di operai specializzati, magari sui cinquanta anni, quindi ben oltre una certa soglia di assunzione, che hanno conseguito dei meriti di professionalità che non potranno più far maturare. Non si può chieder loro di andare in pensione per due motivi: uno di dignità e uno finanziario. Nel primo caso un lavoratore tutto sommato giovane soffre a stare a casa, inoltre abbandonando il lavoro perde una delle poche certezze della sua vita, che deriva dal saper fare una cosa che lo rende utile agli altri.

Lavoro è dignità

C’è un incastro psicologico tra lavoro e dignità personale che non andrebbe mai eliso, tagliato, spezzato. Inoltre è ovvio che i costi per il sistema previdenziale sono troppo elevati. La soluzione è quindi liberare le forze dell’economia, detassare le imprese, alleviare le tasse sui consumi, mettendo in circolo denaro per migliorare la bilancia della domanda interna, rimettendo in moto l’economia. Una volta vidi un documentario che spiegava bene come Reagan avesse rilanciato la domanda interna: “abbiamo tagliato le tasse a chi lavora, non a chi non lavora”. In pratica quindi si è abbandonata la strada dei sussidi per incentivare quella della spesa interna, favorendo una crescita che portò è vero sperequazioni sociali, ma anche un superamento della crisi. La risposta va quindi bilanciata, ma mai dimenticando che occorre abbassare le tasse prima ancora che distribuire redditi di cittadinanza (che graverebbero comunque su tutti).