Il passaggio del tempo è qualcosa che il nostro organismo misura da sé, con dei piccoli accorgimenti fisiologici, ma abbiamo sempre avuto bisogno di strumenti che lo misurassero, come gli orologi. I primi strumenti si basavano su unità di tempo giornaliere e guardavano alla posizione apparente del Sole all’orizzonte. Gli gnomoni prima e le meridiane poi sono infatti le forme più antiche conosciamo di orologi solari. Essi hanno avuto un successo tale nel mondo antico, che alla loro innovazione, al loro perfezionamento, concorsero praticamente tutte le civiltà conosciute, aggiungendo sempre una maggiore precisione. Alla fine del primo secolo a. C. all’epoca di Giulio Cesare, nel bacino del Mediterraneo si potevano ammirare meridiane piane, semisferiche e addirittura portatili e i modelli più elaborati erano in grado di indicare, oltre l’ora temporale, anche le fasi lunari, i mesi e le posizioni dello zodiaco.

hourglass-620397_640Pochissime sono le notizie relative agli artefici dei progressi in questo campo. In genere si attribuisce ad Anassimene di Mileto l’introduzione degli orologi solari in Grecia, ma si può parlare correttamente di uno sviluppo multidirezionale dello strumento, necessario anche per la navigazione attraverso le linee longitudinali (che oggi definiscono il fuso orario). La necessità di disporre però di uno strumento di misura indipendente dall’illuminazione solare e in ambienti chiusi portò a nuove invenzioni. Una prima risposta furono gli orologi ad acqua o clessidre. I più antichi esempi di clessidra funzionante ad acqua, tramite lo strozzatura del centro del recipiente, si deve agli antichi egizi. Essa trovo larga applicazione nel mondo ellenistico e in quello romano, ma alla caduta dell’Impero, in occidente, la meridiana tornò ad essere lo strumento più utilizzato. Clessidre e strumenti idromeccanici sofisticati, dotati spesso di complicati meccanismi, furono soprattutto in voga nel mondo arabo e nella civiltà cinese, dove si raggiunsero delle vette di perfezione tecnica assai notevoli. Accanto a questi metodi semplici ed economici, si stava diffondendo l’orologio a lucerna o a candela, basato sul principio del consumo di combustibile all’interno di un contenitore a scala graduato. Un caso particolare fu l’introduzione della più famosa clessidra a sabbia, la cui invenzione è strettamente legata allo sviluppo della navigazione oceanica. Dalle navi la clessidra a sabbia poi si diffuse anche negli edifici, in particolare nei conventi, nei monasteri e nelle scuole, scandendo il ritmo quotidiano delle preghiere, delle meditazioni e dell’ora di lavoro.

I primi orologi meccanici comparvero in Europa alla fine del XIII secolo, quando in seguito all’invenzione di qualche oscuro genio, si poté controllare la forza motrice di un peso in grado di scatenare un impulso regolare, completamente meccanico: il ticchettio che oggi spesso vediamo prodotto in forma anonima e digitale.