Ancora all’inizio degli anni 2000 masterizzare i CD era considerata la forma di pirateria musicale più diffusa. Gli appelli contro la fruizione di questi prodotti apparivano ogni giorno su giornali e spettacoli tv, evidentemente non si stava capendo cosa stava succedendo. Con lo sbarco di iTunes è cambiato il modo di fruire della musica e questo servizio è stato un argine insostituibile per il download illegale di Mp3, iniziato come fenomeno di massa su Napster e altri software che sfruttano il P2P.

Ma con il passare del tempo anche la fruizione da iTunes è venuta meno, o meglio sta affrontando un radicale cambiamento che nonostante l’introduzione del cloud, sembrerebbe inarrestabile. Grazie alla diffusione del cloud era sperabile che gli utenti impegnassero questo storage per ospitare i file acquistati su iTunes, ma con l’avvento dei servizi di streaming e la diffusione della fibra, soprattutto nei grandi centri, gli utenti hanno perfettamente capito che è meglio ascoltare la musica usufruendo dei servizi di streaming legale, che scaricarlo (gratis o a pagamento) da servizi che finiscono per consumare memoria. A ciò si aggiunga anche la possibilità di godere di novità, di condividere playlist e di poter ascoltare il tutto anche off line con degli abbonamenti premium che sono di gran lunga più vantaggiosi a qualsiasi acquisto (che non essendo fisico, non ha lo stesso valore che tenere una collezione di cd o vinili in casa).

Morale della favola: anche Apple è stata costretta a scendere in campo nel terreno dello streaming con Apple Music, inseguendo in ritardo fenomeni come Spotify, Deezer e Pandora.

Spotify è senza dubbio l’applicazione più diffusa e famosa: grazie al suo servizio è possibile ascoltare musica di tutti i tipi ogni giorno, con l’unica limitazione che in un account gratis, ogni tanto tra una canzone e l’altra, compaiono uno o due messaggi pubblicitari della durata di trenta secondi. Una frequenza molto minore di quella di una radio commerciale e senza sfumature o interruzioni. Con Spotify è possibile ascoltare tanto album interi, quanto raccolte e singoli. Lo stesso menu principale consente di navigare tra varie proposte: come le classifiche nazionali e internazionali, i generi musicali, le novità del momento e gli “umori” detti “mood”, con delle playlist pre-formate in base al genere o all’artista.

Gli utenti possono creare le loro playlist e renderle pubbliche, con l’account premium il primo mese è gratuito di prova, senza obbligo è possibile rinnovare l’abbonamento con un costo mensile di 9,99 euro. L’account premium permette di saltare i brani di una playlist, riprodurre la musica senza alcun servizio di telefonia o linea internet, assenza di pubblicità e di messaggi di Spotify . Inoltre come Netflix, Spotify propone un pacchetto famiglia per 5 persone a 14,99 euro al mese, che quindi può essere diviso in 5. Il pagamento dell’abbonamento premium una tantum costa invece 119,88 euro.