L’album Lorenzo 2015 CC continua a vendere e conferma il fatto che Lorenzo Cherubini, alias Jovanotti, è sempre più stanco del suo nome artistico, lanciato a metà degli anni Novanta, quando era un DJ giovane e rampante e stava provando – insieme a Claudio Cecchetto – suo primo mentore, a portar l’hip-hop in Italia. Una versione maccheronica va detto, che faceva leva tutto su slang di strada importato e ritmi dance tipici di quell’epoca.

Lorenzo sta per compiere 50 anni e ci sembra il momento di fare una breve retrospettiva sulla sua luminosa carriera, che lo ha portato ad essere uno degli autori e interpreti più venduti e ascoltati. Jovanotti può essere criticato o elogiato a dismisura per vari motivi, ma a suo merito secondo me va uno dei tratti che si possono riconoscere solo nei migliori: la capacità di cambiare e di non rimanere sempre sé stesso. Si dice che il successo cambi le persone e che tutte le persone di successo, non si sa bene in base a cosa, dovrebbero rimanere sé stesse.

Anche nell’ambito della musica succede lo stesso: trovata una formula per il successo la si spreme all’infinito ripetendo formule stantie e monotone, che prima o poi portano l’artista di turno nel dimenticatoio. Invece Lorenzo Jovanotti ha saputo mettersi in gioco e trovare una sua modalità espressiva convincente, proprio quando avrebbe potuto continuare a fare il ragazzone che non cresce mai (modello Sanremo 1989, al culmine del suo successo del periodo “Gimme Five”).

Abbandonate le velleità rap in inglese, che lo situavano in un’area troppo commerciale, sfruttata comunque al massimo, grazie alla genialità e all’intuito di Cecchetto, Jovanotti ha imposto una vera svolta proprio nel 1992, dopo alcuni lavori infruttuosi che avevano segnato la fine di quel periodo. In fondo è entrato di peso negli anni ’90, modificando il suo linguaggio espressivo, puntando più sul pop che sul rap (anche se la canzone simbolo di questo passaggio è Serenata Rap) con l’album capolavoro Lorenzo 1994, che come il precedente segna il distacco dal suo nome d’arte.

È un disco maturo, che si regge sul mix tra pop, rap e funk, rivisitati in modo delicato, quasi intimo nei testi e con un punto di vista più credibile, anche se non mancano i classici singoli cavalli di battaglia, destinati a tirar su le vendite, come appunto Serenata Rap e Penso Positivo.

Dopo quest’album la carriera di Lorenzo è decollata in un’altra direzione, quella del cantautorato, accompagnata anche da alcune scelte personali e dall’attenzione per tematiche globali, che hanno fatto di Jovanotti il riferimento italiano per le lotte a favore dell’abbattimento del debito dei paesi in via di sviluppo. Nel corso della sua lunga carriera quindi abbiamo visto un cantante e autore che ha mutato il proprio linguaggio espressivo, che ha sicuramente attuato più svolte nella sua carriera, interpretando tanto le esigenze del mercato, quanto le sue nuove inclinazioni artistiche. A volte osando, a volte rimanendo conservativo.