Deve probabilmente la sua fama agli sportivi che l’hanno utilizzato e continuano a usarlo durante le competizioni agonistiche più importanti: stiamo parlando del taping neuromuscolare o del taping kinesiologico (medical taping concept). Ma che basi ha questa disciplina di sostegno al benessere, e come può essere imparata frequentando un apposito corso?

Il taping neuromuscolare (KT) deve la sua diffusione allo sport, e si è diffusa partire dalla seconda metà degli anni duemila. Tuttavia questo nastro elastico terapeutico è stato usato per trattare infortuni di tipo muscolare e altre tipologie di disordini in campo motorio. Deve la sua invenzione a un chiropratico giapponese, Kenso Kase, nella metà degli anni Settanta del secolo scorso. Secondo il suo inventare il taping neuromuscolare aiuta a recuperare e prevenire dagli infortuni, agendo sia sui muscoli, sia sui legamenti, alleviando il dolore attraverso un migliorato apporto della circolazione e del sistema linfatico.

Per molto tempo questo trattamento è stato sconosciuto al grande pubblico, che si è accorto veramente dell’esistenza dei “nastri colorati” sulla pelle degli atleti, durante le Olimpiadi del 2008 a Pechino, quelle dei trionfi di Phelps e di Bolt. Da allora, fisioterapisti e chiropratici si sono chiesti quali siano gli effetti del nastro, se possiede veramente i benefici di cui si parla e in che limiti e modi possano essere utilizzati come supporto all’attività sportiva.

Il taping kinesiologico ha effetti di tipo fisioterapico, in quanto può essere d’aiuto nella riabilitazione muscolare, anche dopo un intervento chirurgico per favorire il riassorbimento di un’ematoma per esempio. Dal punto di vista neurologico può favorire una decompressione esistente tra la pelle e il tessuto connettivo, favorendo la giusta idratazione dei muscoli e migliorando la risposta neuromotoria. Migliora il drenaggio linfatico apportando beneficio agli organi interni e può in generare influire positivamente sui tempi di recupero, soprattutto nel caso di infortuni muscolari o tendinei subiti durante uno sforzo fisico.

Come imparare le basi del taping kinesiologico?

Esistono diversi corsi di formazione cui riferirsi (come quelli specificamente ideati sul tema da Diabasi®, affermata scuola di formazione del settore), essi insegnano le basi dell’anatomia muscolare, la correlazione tra tessuto connettivo e legamenti, e come i nastri possano aiutare nel recupero e nella prevenzione dagli infortuni di natura muscolare (ovvero in una fase di riabilitazione). A fare ricorso al taping sono infatti quasi sempre gli sportivi, motivati anche dall’esempio che arriva dai professionisti, e per questo motivo frequentare un corso di taping neuromuscolare insieme al tradizionale corso sul massaggio sportivo, può essere un buon modo per completare la propria preparazione, sia per chi lavora in ambito sportivo, sia per chi vuole proporsi a più livelli nel settore, magari lavorando da autonomo.