Menopausa e osteoporosi, i fattori di rischio

La menopausa solitamente viene considerata, a ragione, un periodo particolarmente critico della vita di una donna, sia dal punto di vista meramente organico che dal punto di vista emotivo e psicologico.

La sparizione del ciclo mestruale si accompagna infatti a una serie di squilibri – o meglio, nuovi equilibri – ormonali e a disturbi più o meno importanti. Tra questi, uno dei problemi che più spesso si trovano a fronteggiare le donne in menopausa c’è senza dubbio l’osteoporosi.

Inoltre hanno maggiore probabilità di soffrire di osteoporosi quelle donne che presentano già casi della stessa malattia in famiglia o che nel tempo si sono esposte per un periodo medio-lungo a fattori di rischio quali il fumo, l’utilizzo di droghe e l’abuso di alcol. Non solo, perché recenti scoperte scientifiche hanno mostrato che anche alcune patologie come una malattia renale cronica, l’ipertiroidismo e il diabete mellito possono aumentare in percentuale il rischio di soffrire di osteoporosi.

Cos’è l’osteoporosi?

L’osteoporosi è una patologia che comporta un lento ma progressivo deterioramento della struttura scheletrica. La massa delle ossa si riduce sempre più, con tutto quello che ne deriva a livello di fragilità e possibili contusioni: chi soffre di osteoporosi, infatti, soffre spesso di mal di schiena, sviluppa algie osseo ed è maggiormente esposto al rischio di schiacciamenti di vertebre e soprattutto fratture, che possono verificarsi persino in seguito a piccoli traumi che in un organismo sano non avrebbero conseguenze.

Una delle circostanze più frequenti in chi soffre di osteoporosi, è per esempio la frattura del femore. È necessario tuttavia fare una premessa importante, ovvero che col passare degli anni si registra comunque una perdita ossea lenta e costante; la differenza, negli individui che soffrono di osteoporosi, è che questa malattia incentiva e incrementa in maniera importante tale percorso degenerativo.

A soffrire di osteoporosi sono soprattutto le donne, e il periodo della menopausa è quello più critico poiché è ormai nota la correlazione esistente tra la malattia e gli ormoni estrogeni. Una carenza di estrogeni (condizione tipica della menopausa) determina infatti una maggiore e più veloce perdita d’osso.

I processi di costruzione e ricostruzione delle ossa

In quanto metabolicamente attive, le ossa si rinnovano di anno in anno per circa il 10% della loro massa complessiva: ciò avviene tramite processi fisiologici di neo-formazione e riassorbimento, sia a due tipologie di cellule prodotte dal midollo osseo – gli osteoclasti e gli osteoblasti – e a molecole quali l’ormone paratiroideo, la vitamina D e la calcitonina.

La gestione di questo complesso processo prevede anche un ruolo cardine per gli estrogeni, che oltre a promuovere il riassorbimento del calcio a livello renale, favoriscono la conversione della vitamina D e dunque l’assorbimento intestinale del calcio. Va da sé che una carenza importante di questi ormoni come quella che si registra in menopausa, altera gli equilibri organici e sfalsa l’intero processo, facendo diminuire drasticamente la massa ossea.

La terapia estrogena sostitutiva è davvero efficace?

Attualmente esistono diverse terapie estrogeniche sostitutive che hanno il compito fondamentale di diminuire il rischio di osteoporosi in menopausa (diminuendo al contempo anche il rischio di fratture e lesioni potenzialmente pericolose). Si tratta di terapie che vengono somministrate soprattutto a quelle donne che vanno in menopausa precocemente, ma che hanno anche importanti effetti collaterali. Ancora oggi, infatti, nella comunità scientifica resta aperto il dibattito sui pro e i contro di questo tipo di terapia, e la maggior parte dei medici ritiene che più di qualsiasi terapia che contrasti la patologia, sia efficace la prevenzione.

Come prevenire l’osteoporosi in menopausa

Prevenire l’osteoporosi in menopausa significa raggiungere la mezza età con già un importante bagaglio di massa ossea in salute, che sia resistente e al sopraggiungere della menopausa non si presenti invece già sensibilmente ridotta, col risultato che la carenza di estrogeni rappresenti il colpo di grazie.

Certo, è indubbio che vi siano fattori genetici e predisposizioni familiari che non è possibile modificare, così come è vero che ci sono soggetti costituzionalmente più predisposti a sviluppare la malattia; tuttavia vi sono anche elementi determinanti nella genesi della malattia su cui si può agire per tempo, continuando ad adottare le medesime modalità di prevenzione per il resto della vita.

Importantissima, per esempio, è l’alimentazione: la dieta ideale per prevenire l’osteoporosi è infatti povera di grassi e fibre (che influiscono sull’assorbimento del calcio, limitandolo) e ricca di calcio. Qualora si segua una dieta povera di questa importantissima sostanza (può essere il caso per esempio di chi è intollerante al latte e ai suoi derivati), fondamentale è l’apporto di calcio attraverso appositi integratori. Si calcola che prima della menopausa, una donna abbia bisogno di un grammo circa di calcio al giorno; durante e dopo la menopausa, questo bisogno cresce sino a 1,5 grammi al giorno.

La dieta, da sola, non basta. Determinante è anche l’esposizione al sole, che incrementa sensibilmente i livelli di vitamina D, e l’attività fisica. Non occorre certo praticare sport a livello agonistico, ma è molto importante praticare un esercizio costante, andando in palestra almeno tre volte a settimana e – soprattutto se si fa una vita sedentaria, nonché un lavoro d’ufficio – dedicarsi a lunghe corse o camminate, evitando il più possibile uno stile di vita troppo sedentario.