In questi giorni si è festeggiato l’ipotetico compleanno di Freddie Mercury, cantante e compositore britannico, leader carismatico dei Queen, una delle band rock più rilevanti sulla scena mondiale degli anni ’70 e ’80. Quando si tratta di stilare una classifica delle canzoni più belle dei Queen, una band da singoli più che da album, si rischia sempre di lasciarne qualcuna fuori. Questo quartetto ha potuto godere del fatto che tutti i suoi membri erano compositori a vario titolo, oltre che musicisti decisamente sopra la media e ciò ha concorso a produrre degli autentici gioielli di musica pop, rock, hard rock e glam, con una poliedricità unica nel suo genere. I Queen soprattutto dopo la perdita di Mercury hanno visto aumentare le loro legioni di fans, peraltro vaste, e le nuove generazioni riscoprono il catalogo spesso oscurato dai grandi cavalli di battaglia. Anziché stilare una vera classifica delle canzoni più belle, citerei quelle che secondo me sono più significative, per un motivo o per un altro.

Now I’m Here – la vena rock hard dei Queen era molto accentuata, ma faticava a trovare spazio a metà degli anni Settanta, soprattutto dopo il successo di pezzi come Killer Queen, di tutt’altro genere. Eppure in questa incessante cavalcata chitarristica si può apprezzare la dimestichezza col metallo pesante, graffiante in ogni sua battuta.

Fat-bottomed girls – la grazia di alcuni testi dei Queen lascia spazio spesso a delle beffarde composizioni. Tra i testi più divertenti mai scritti da Mercury, Fat-bottomed Girls è anche simpatetica nel suo incedere rock.

We are the champions – probabilmente è la canzone più famosa della band e ormai è stata completamente sdoganata come inno sportivo, sminuendone un po’ le caratteristiche musicali in senso stretto. Grande melodia e un’esecuzione vocale di primissimo ordine.

Bohemian Rhapsody – qui si dimostra la polivalenza della band nel suo insieme. Brian May è letteralmente scatenato, ma tutta la band dà il meglio di sé in questa mini suite di rara bellezza.

Don’t Stop Me Now – splendido inno alla felicità letteralmente trasportato dal pianoforte, molto pop nel suo incedere, ma con una performance canora che innalza Mercury nell’olimpo dei migliori cantanti.

You’re My Best Friend – negli anni questo gioiello pop sta ricevendo un’accoglienza ancora maggiore, vuoi per il testo, vuoi per l’andamento stile Fleetwood Mac parecchio in voga in quegli anni.

The Show Must Go On – un bel modo per andarsene, canzone rock in forma di ballata, in linea con i gusti dell’epoca, che si fa forza del sentimento di abbandono dell’epoca. Ultima grande performance vocale di Mercury e suo testamento ideale.

I Want It All – canzone hard rock che dimostra che i Queen sapevano adattarsi bene alle mode del momento, senza piegarsi in alcun modo alle esigenze commerciali dei loro contemporanei, anche se il pezzo è ricercato in ogni suo punto. Fantastica prova d’ensemble sull’incedere marziale della sezione ritmica, da sempre un punto di forza della band.

Save Me – personalmente non apprezzo molto la produzione anni ’80, però all’inizio del decennio i Queen sfornano The Game, che contiene alcuni singoli di successo mondiale (Another One Bites the Dust e Crazy Little Thing Called Love). Il pezzo migliore però è la struggente ballata Save Me, che rivaleggia per empatia con alcune composizioni registrate da Rod Stewart. Melodica e perfetta come chiusura.