L’ipnosi vien spesso rappresentata nel cinema e nella letteratura con un approccio fantastico e non medico, quasi che si trattasse di una pratica magica. Eppure l’ipnosi, che consiste nell’instaurarsi di un rapporto di coscienza tra ipnotizzatore e pazienza, ha una forte valenza terapeutica, perché vuole incidere sullo stato psicofisico della persona, inducendo delle modificazioni o cercando delle motivazioni su un comportamento o una serie di azioni.

L’ipnotismo è sempre stato considerato come un fattore mistico, derivante dal fatto che si realizza un transfert, cioè uno scambio. Ma di cosa esattamente? Vista alla radice l’ipnosi è una potente forma di comunicazione non verbale, mediata attraverso una ritualità che spesso viene chiamata “tecnica”, messa in atto in condizioni di vigilanza. Spesso si parla a sproposito di suggestione, ma nei fatti tra il paziente e l’ipnotizzatore intercorre uno speciale rapporto in cui la coscienza sembra quasi consegnarsi dal primo al secondo.

La letteratura e il cinema spesso ci raccontano che durante l’ipnosi è possibile commettere atti come delitti, ad esempio in un famoso film di Woody Allen, ma la verità è che quando ciò accade spesso non si è sotto ipnosi, ma sotto l’azione della confusione mentale, dell’agitazione psicomotoria, dell’azione di farmaci e droghe che nulla hanno a che vedere con l’ipnosi.

L’ipnosi invece induce delle modificazioni psichiche che riguardano la soglia di attenzione, lo stato di coscienza, la percezione dello spazio, la rivisitazione del passato, la propria sfera intima e personale. Un terapeuta può intervenire quindi in questi processi cognitivi, volontari o involontari, per indagare al meglio la psiche dell’individuo.

Per indurre l’ipnosi si usano delle tecniche sperimentate da decenni, quasi delle formule rituali, su cui molto si specula, ma che in realtà hanno la funzione di stabilire un contatto. Le tecniche sono standard, permissive e hanno la funzione di instaurare un particolare stato di coscienza, con delle ricadute psicofisiche che normalmente vengono definite di rilassamento e calma.

Nel caso di autoipnosi spesso si tratta infatti di tecniche di rilassamento auto-indotte, nelle quali dovrebbe essere sempre presente un certo grado di autocoscienza, tanto che è possibile svolgerle seguendo una voce registrata. L’autoipnosi può rappresentare dei pericoli perché il paziente può vivere in modo allucinatorio le immagini che si suggerisce, normalmente l’ipnotizzatore controlla il paziente suggerendo immagini e ricordi, ma nel caso in cui si proceda da soli – sconsigliato senza una reale padronanza delle tecniche – il tutto è un azzardo.