Al termine di una serie non troppo combattuta contro i rivali di Cleveland, capitanati da LeBron James, i Golden State Warriors di Steph Curry e Kevin Durant conquistano il loro secondo titolo in tre anni, il terzo per la franchigia californiana.

Nella notte tra lunedì e martedì, alle sei del mattino in Italia, si è quindi assistito a un finale che dopo le prime tre gare della serie sembrava già scritto. Gli Warriors si sono dimostrati superiori in tutto rispetto ai Cavaliers e portano a casa, oltre all’anello il premio di MVP della Finals per Durant, arrivato non senza polemiche la scorsa estate da Oklahoma City, a rinforzare una squadra che aveva battuto il record di vittorie durante la regular season. Per KD medie da capogiro: 35,2 punti a partita (unico su questi livelli con i mostri sacri Jordan e Shaq), conditi da 8,4 rimbalzi e 5,4 assist.

Ma in Finale decisivo è stato anche l’altro campione, made in Golden State, il numero 30 e due volte MVP Steph Curry, che ha chiuso con delle medie altrettanto strepitose: 26,8 punti, 8,0 rimbalzi, 9,4 assist e 2,2 rubate. Riscattando la prova opaca delle finali dell’anno scorso, nelle quali la sua squadra aveva gettato al vento un 3-1 di vantaggio, grazie ai miracoli della premiata coppia James-Irving. I due non sono bastati a Cleveland per competere con Golden State, squadra che ha troppe bocche da fuoco e una capacità di variare negli schemi offensivi unica in tutta la lega. Una squadra destinata ad entrare negli annali, sia per il numero di partite vinte, sia per il gioco espresso, e qui deve ringraziare l’acciaccato coach Steve Kerr, tribolato dal mal di schiena e da altri problemi, uno che di anelli se ne intende.


Si chiude quindi una stagione contrassegnata da prestazioni da record. In stagione regolare le prestazioni individuali di James Harden, Russell Westbrook, Isaiah Thomas e Kawhi Leonard hanno incendiato le platee. Tuttavia la superiorità delle due finaliste rispetto alle rivali è sembrata abbastanza netta. Si ripartirà dai premi individuali e dal draft, nel quale a scegliere per prime due, saranno le franchigie più decorate della storia: i Boston Celtics, arrivati alla finale di Eastern Conference e i Los Angeles Lakers, impegnati in una lunga ricostruzione, ora sotto l’egida della grande bandiera Magic Johnson. Per gli italiani da segnalare che Danilo Gallinari sarà uno dei pezzi pregiati del mercato, essendo “free agent” con opzione a sua disposizione e quindi libero di accasarsi con chi gli offre di più.