Il basket americano è tra gli sport più popolari nel pianeta. La NBA è la lega sportiva più internazionale e riconoscibile a livello globale, grazie alla fama di campioni celebrati che si sono succeduti nel tempo, come Wilt Chamberlain, Julius Earving, Larry Bird, Magic Johnson, Michael Jordan, Shaquille O’Neal, Allen Iverson, Kobe Bryant, Tim Duncan, Kevin Garnett, Dirk Nowitzky e i nuovi eroi LeBron James, Stephen Curry, Kevin Durant, James Harden, Russell Westbrook e Kawhi Leonard.

La NBA ha un funzionamento totalmente diverso dalle leghe dei campionati europei a cui siamo abituati. Ecco alcune differenze tra la NBA e – ad esempio – la Serie A o la Premier League.

Nella NBA non ci sono retrocessioni – come nelle altre leghe americane, la NBA è un’associazione che non dipende dal comitato olimpico americano. A dipendere da questo è il cosiddetto TEAM USA, cioè le nazionali di basket americano a ogni livello. Per cui la NBA è una lega di diritto privato formata dai proprietari delle squadre, che hanno una governance centrale a New York City e amministra un patrimonio stimato nel valore di 30 miliardi di dollari. Sostanzialmente partecipano delle franchigie (le “squadre”) che per opportunità storiche, ampliamenti e considerazioni economiche fanno parte del consesso. La NBA non ha sempre avuto 30 squadre come ora, ha conosciuto il fenomeno delle “espansioni”, cioè l’aumento delle franchigie partecipanti. Le squadre storiche sono i Boston Celtics, i New York Knicks, i Lakers (prima a Minneapolis e poi a Los Angeles), i Philadelphia 76ers, Milwaukee e gli Hawks (tra St. Louis e Atlanta).

Il mercato si fa attraverso gli scambi – i giocatori di basket non hanno cartellini. Il loro tesseramento è sostanzialmente un contratto con la Lega, che infatti non muta cambiando franchigia. I proprietari hanno potere assoluto sulle trade: cioè possono scambiarsi i contratti, senza modificare una virgola. I giocatori firmano i contratti con l’agent (il loro rappresentante) e diventano free agent quando terminano il contratto (una sorta di parametro zero). I contratti NBA sono i più ricchi del pianeta, LeBron James guadagna 30 milioni all’anno solo dalla sua squadra, escluse le sponsorizzazioni. Per poter funzionare, gli scambi devono pareggiare i salari. Se scambio un giocatore con lo stipendio da 15 milioni di salario, devo assolutamente prenderne o uno con lo stesso stipendio o almeno 2,3 anche 4 che però pareggino quei 15 milioni. Questo perché esiste il salari cap: cioè il tetto salariale che può essere superato solo firmando i propri giocatori. Una volta superato un limite le squadre pagano la luxury tax: per ogni dollaro pagato in più ai giocatori, ne viene versato un altro alla Lega che lo ridistribuisce alle altre franchigie.

Non esistono la primavera e le academy giovanili. Il reclutamento dei giovani campioni avviene attraverso il consolidato sistema sportivo universitario (la NCAA). Questi si dichiarano eleggibili attraverso il Draft. Questo avviene secondo un ordine di probabilità desunto dal piazzamento della stagione precedente. In sostanza le squadre che non partecipano ai playoff vanno alla cosiddetta Lottery. Prima si estrae l’ordine di scelta, dopodiché si procede alla vera e propria selezione. Le prime scelte sono quelle più importanti e mediamente poterle selezionare assicura un futuro alla franchigia. Le scelte possono essere anche scambiate per aumentare il valore di mercato di uno scambio.

Si giocano 82 partite tra divisioni e conference – dal momento che gli USA conoscono diversi fusi orari e che le grandi città, mediamente, sono distribuite tra le due coste, come in altri sport, la lega è organizzata in due conference. I vincitori della Conference Ovest incontro la vincente della Conference Est nelle NBA Finals, dopo una serie di playoff che portano a scontrarsi le 8 migliori squadre di ciascuna conference. Non si giocano partite di andata e ritorno, ma incontri multipli tra le rivali di Division. Esistono tre Divisioni in ogni Conference: Atlantic, Central, Southeast, Pacific, Northwest e Southwest.

Le finali NBA come gli altri turni si giocano al meglio delle sette partite. La finale di gara 7 del 2016, tra Golden State Warriors e Cleveland è stata la più vista degli ultimi anni. La NBA a livello di ascolti non è sempre stata popolare. Prima della rivalità di Magic e Bird era molto scaduta, travolta da scandali relativi all’uso della cocaina tra i giocatori, allo scarso spettacolo in generale. Con l’arrivo di Bird e Magic e la rinnovata rivalità tra Celtics e Lakers, due franchigie agli opposti, che da sole hanno vinto quasi la metà dei titoli messi in palio, la NBA ha conosciuto una clamorosa crescita globale. La definitiva esplosione di Michael Jordan ha contribuito a farne un fenomeno globale, tanto che negli anni ’90, all’epoca di Jordan, si battevano tutti i record di ascolti.