Il termine dinosauro, per chi non lo sapesse, deriva dall’unione di due parole greche: deinos, che significa “terribile” e sauro che significa lucertola. La storia dei dinosauri è molto antica, ma per quanto riguarda l’uomo e la sua comprensione è parecchio recente, datando la prima scoperta di fossili al 1824.

Il periodo d’oro dei dinosauri è quello del Giurassico, quando si diversificarono rapidamente e si diffusero in tuti i continenti ad eccezione dell’Antartide, l’unico luogo dove non sono mai stati rinvenuti dei resti. Come si sa, alla fine del Cretaceo, cioè circa 65 milioni di anni fa, i dinosauri si estinsero completamente dopo aver affermato il loro dominio per 150 milioni di anni, durante i quali si erano divisi in centinaia di specie, adattandosi a diverse condizioni climatiche e ambientali, trovando delle soluzioni vincenti tali da farne gli autentici padroni del regno animale.

Sulla fine dei dinosauri sono state presentate non meno di 70 ipotesi volte a spiegare la loro immediata e inspiegabile scomparsa, le quali però tendono a considerare sia le cause interne, come un eccessivo accrescimento, sia all’alimentazione (cioè la scarsità o l’avvelenamento globale), sia ad aggressioni biologiche come virus e parassiti, epidemie e batteri; sia soprattutto a cause climatiche come l’eccesso di caldo, di freddo, di umidità; sia – quelle più suggestivi e forse le più credibili e dimostrate – a cause geologiche per l’azione di vulcani, bradisismi o per interferenze provenienti dall’esterno del pianeta, come l’esplosione di supernovae, l’arrivo di raggi cominci, l’impatto devastante di meteoriti o comete, lo spostamento dell’asse terrestre.

Dal punto di vista biologico, la formulazione più promettente riguarda quello del mancato sviluppo dell’embrione dentro un uovo sottoposto a violenti cambiamenti climatici, con più strati, che porta alla nascita di piccoli dinosauri con disturbi metabolici importanti, tali da decretarne la fine nel corso di pochissimo tempo. Però la verità è che questi gusci a multistrato sono molto rari e sembrerebbe più una malattia importante ma non in grado di condannare un intero genere di animali.

La teoria più famosa è quella dell’impatto meteorico solo Yucatan, sviluppata a partire dal 1980 e ripresa nel celebre blockbuster di Steven Spielberg (Jurassic Park) secondo la quale alla base dell’estinzione dei dinosauri ci sarebbe una violenta esplosione che avrebbe proiettato nell’atmosfera detriti e materiale roccioso sotto forma di polvere. Gran parte di questa nube avrebbe creato delle condizioni irricevibili per molti animali, generando un arresto della fotosintesi e avvelenando l’aria. In questo modo si spiegano le estinzioni di massa del Mesozoico. Le prove a sostengo di questa tesi sono una massiccia presenza dell’iridio negli strati marini calcari risalenti a quell’epoca (l’iridio è un elemento raro sulla Terra) e un presunto cratere di impatto al largo della penisola dello Yucatan, rilevato solo dai satelliti.