Sull’ottimismo esistono molte citazioni. Una di quelle che preferisco proviene da Winston Churchill, storico leader britannico durante la Seconda Guerra Mondiale. Egli diceva: “un pessimista vede delle difficoltà nelle opportunità, un ottimista vede un’opportunità nelle difficoltà”. È una bella frase che può anche spiegare il concetto del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, anche se quest’ultimo è più un invito ad accontentarsi che a rilanciare.

Non sono tanti coloro che si professano ottimisti. Quando vengono effettuai dei sondaggi, in genere essi riguardano l’economia. Ancora a febbraio scorso, gli italiani, nonostante le promesse del governo e gli inviti reiterati alla fiducia hanno visto calare il tasso di ottimismo sulla crescita economica del paese. A livello europeo si nota che man mano si va più a fondo nelle realtà locali, quando cioè si tocca il quotidiano, maggiore è l’aumento del pessimismo.

Ma l’ottimismo è un atteggiamento mentale, una filosofia di vita o uno stato d’animo? Sul tema spesso vengono chiamati a confrontarsi psicologi, medici e filosofi.

Chi ha a che fare ogni giorno con la depressione, il male oscuro che sembra proprio basato sulla negazione dell’ottimismo, spiega che questo è un atteggiamento mentale positivo, un modo di interpretare la realtà e i fatti che si succedono secondo delle modalità di causa-effetto che aiutano al sua vita o comunque non la ostacolano. L’ottimismo dunque non è solo un modo per andare avanti, ma anche un modo per guardarsi alle spalle e giudicarsi più serenamente.

Le difficoltà della vita sono così tante e spesso hanno la tendenza a presentarsi tutte insieme in una volta, che spesso la miglior cosa da fare è progredire. Chi è pessimista in genere guarda al proprio recente passato giudicandolo più negativo di quello che è nella realtà. Tende a non perdonarsi gli errori, a vivere nel rimpianto, a provare un risentimento verso situazioni o persone che ormai dovrebbero essere dimenticate oppure catalogate nell’ampio libro degli errori. Ricordiamo però la saggezza dei proverbi: errare è umano. Non esistono errori imperdonabili nell’ambito di una vita media, normale, gli errori si fanno, ma non devono per forza produrre atteggiamenti e pensieri negativi per il futuro.

L’ottimismo diventa interessante, quando il suo contrario – il pessimismo – assume una dimensione patologica. La depressione, gli stati d’ansia e di panico spesso sono provocati da un eccesso di pensieri negativi e preoccupazioni, che possono essere gestiti pensando a due cose: a) vicino a noi, tante volte molto vicino, ci sono persone che versano in situazioni molto più complicate delle nostre; b) la vita ha una freccia del tempo: che si pensi al passato, che si rimugini, che ci si condanni per qualcosa… tutto ciò non ha importanza, non così tanta come crediamo, perché qualunque cosa accada, l’indomani mattina sarai un giorno più vecchio e più vicino alla morte (è una citazione di Time dei Pink Floyd, ma penso renda bene l’idea).