Le frasi dette, si sa, sono proverbiali, attengono a una definizione oggettiva di una situazione e suonano quasi sempre banali. Se non fosse che racchiudono una verità di fondo probabilmente non le useremmo. L’Italiano è una lingua ricca di variazioni e le sfumature non mancano. Le frasi fatte e i modi di dire spesso attingono alla tradizione contadina del nostro paese, ma è stato notato come nella nostra lingua molti modi di dire provengano dalla letteratura e dalla poesia. In ogni caso la saggezza popolare che sottende queste frasi non dovrebbe essere sottovalutata, anche se – come si ripete sempre – è bene non abusare di queste definizioni. Ecco 10 modi di dire famosi che potete utilizzare in un contesto adeguato.

  1. A denti stretti – questa espressione si dice riferendosi a una risata a denti stretti, quando cioè è forzata e non esattamente voluta perché provoca rammarico e una nota dolente. A denti stretti si dice anche di non vuole rinunciare qualcosa o vuole ottenerla con un grande sforzo.
  2. Ad ogni morte di Papa – questo giro di parole viene usato al posto di “molto raramente”. Ciò è dovuto al fatto che il Papa, il pontefice della Chiesa cattolica, è una carica vitalizia e nella nostra vita, tranne qualche caso straordinario, siamo abituati a vedere pochi papi avvicendarsi (mentre i politici, in una normale democrazia, cambiano molto più spesso).
  3. Non avere peli sulla lingua – la frase è molto evocativa, e si riferisce alla persona diretta che non è in grado o non vuole filtrare quanto dice. I peli infatti hanno la funzione di trattenere qualche parola di troppo.
  4. Il cavallo di battaglia – si dice del cantante che canta il pezzo migliore della sua produzione musicale. Esempio: Azzurro è il cavallo di battaglia di Adriano Celentano. Fa riferimento al cavallo da usare per la battaglia, presumibilmente il migliore della scuderia.
  5. Andare con i piedi di piombo – si dice della persona che procede cautamente, con gesti calcolati, facendo attenzione alle possibili conseguenze. Il piede di piombo, se fosse tale, sarebbe molto difficile da sollevare impedendo una corsa troppo precipitosa che avrebbe effetti nefasti.
  6. Dalla padella alla brace – finire in una peggiore situazione. Questo modo di dire deriva da un racconto tradizionale: una tinca (un pesce di fiume) invitò le colleghe adagiate su una padella cosparsa di olio caldo, pronte ad essere cucinate, a saltare finendo così sulla brace sottostante. Gli antichi romani avevano un modo di dire abbastanza simile: fuggire dalla cenere per cadere sui carboni ardenti.
  7. Dare il colpo di grazia – inteso come gesto pietoso, era il colpo inflitto a un nemico già battuto, la cui sofferenza era maggiore rimanendo vivo, perciò la “grazia” consisteva nel far cessare le sue sofferenze. Oggi nel linguaggio giornalistico viene spesso confuso con un atto empio anziché pietoso. Nei plotoni di esecuzione veniva inferto ai condannati che non erano morti dopo la prima fucilazione. Nel linguaggio di ogni giorno è riferito a qualche atto finale che determina la fine di qualcosa (esempio: il licenziamento è stato il colpo di grazia).
  8. E compagnia bella – questo modo di dire proviene dalla letteratura. Infatti, venne usato largamente nella traduzione italiana di un famoso romanzo americano “Il Giovane Holden” (Catcher in the Rye). La fama del romanzo ne ha decretato l’uso nel linguaggio colloquiale fino ai nostri giorni. Si usa quando si vuole terminare un elenco di cose o di persone che si intuiscono dal discorso. Ad esempio: “Inutile che mi parli di vacanze, viaggi e compagnia bella”. Sottintendo un’attinenza con quanto detto precedentemente.
  9. Fare di tutta l’erba un fascio – si dice di chi è solito generalizzare. È riferito alla tradizione contadina: era buona norma infatti raccogliere le varie specie di erbe dividendole tra vari fasci, anziché metterle in un unico fascio, non distinguendole.
  10. Scheletro nell’armadio – si dice di chi tiene nascosto un segreto che potrebbe danneggiarne la reputazione, che rischia di venir scoperto da un momento all’altro. È un’espressione che rende bene in italiano, ma secondo il Treccani non è originaria del nostro paese. Si trovano espressioni simili in francese e inglese.